Suonano alla porta. Apro, e il tale che aveva suonato mi fa:
- Buongiorno.
- Buongiorno - gli rispondo.
- Posso entrare?
- Prego.
Un tipo allampanato (in realtà era cicciottello ma è tanto, troppo tempo, che desideravo scrivere allampanato in una storia; sicché sarà magari la suggestione ma io me lo ricordo davvero allampanato) con una cravatta verde a puà nocciola. A guardarli bene da vicino, i puà erano chicchi di caffè.
- Lei è Maria Strofa?
- Sì
- Io sono un dissuasore di commenti da blog - mi fa.
- Interessante!
- Vorrei invitarla a non rilasciare commenti sui blog per questa settimana. Sono 50 euri per la consulenza.
- Non mi sembra una cifra esagerata - ho replicato - ma potrei sapere in quali blog non devo commentare?
- Preferirei di no.
- Bartleby?
- Come?
- No, niente, diceva così anche Bartleby. Certo che sono 50 euri guadagnati bene - gli dico mentre glieli do.
- Lei è la prima persona che mi paga, e io faccio questo lavoro già da tre mesi. Ho perso il mio impiego alle poste e...
- Bartleby?
- Come?
- No, vada avanti...
- Ho perso il mio impiego alle poste e bisogna pur trovarsi qualche cosa da fare. Ho una moglie, il mutuo, e due figli... Così, non sapendo fare altro, nella vita, ho pensato di fare il dissuasore di commenti da blog. Blog ce ne sono tanti e la gente da dissuadere non manca.
- Un bel mestiere - gli ho detto mentre lo accompagnavo alla porta. Aveva gli occhi lucidi e guardava la banconota come se la vedesse per la prima volta.
Se questa settimana o quest'altra ancora non rilascio commenti... sapete il motivo. Nonostante io abbia pagato i 50 euri mi sembrerebbe, andando in giro per blog, di tradire il dissuasore e la sua onesta professione. E io stessa, ricevendone pochi o punto (mi piace questo punto), riuscirei a convincermi che il dissuasore si è dato molto da fare in questi giorni.
- Signora, gran parte del problema è risolto; ma per eliminare a fondo tutte le ragnatele bisogna che lei consideri l'eventualità di ridarla a suo marito o trovarsi un amante.

Che il legno sia un materiale vivo, tanto vivo che addirittura parla, è attestato da secoli di tradizione letteraria. I casi più sensazionali sono quelli del cespuglio di fuoco che parla a Mosè (Esodo, 3), di Polidoro nell'Eneide (canto III), di Pier delle Vigne nella Divina Commedia (Inferno, XIII) e, naturalmente, di Pinocchio.
A questi legni parlanti, se ne è aggiunto di recente un altro: il burattino Masturbìno. Ecco come feci la sua conoscenza:
Stavo mettendo un pezzo di legno nel camino
quando detto pezzo di legno
- con voce un po’ legnosa -
così mi si rivolge:
"Maria, perché vuoi farmi del male?"
"Pinocchio!" ho urlato io per l’emozione.
"Ma che Pinocchio" fa lui.
"Pier delle Vigne?"
"Eh?"
"Polidoro?" insisto.
"Ma che Piero e Polidoro. Sono il ragionier Orazio Besnutti."
Dopo avergli stretto un piccolo rametto, in segno di saluto,
gli ho chiesto:
"E chi è stato a trasformarti così?"
"Mi sono fatto troppe seghe" ha risposto il ragioniere.
Il ragionier Orazio Besnutti mi ha raccontato che si era innamorato della sua segretaria, soltanto che aveva anche una moglie e non si decideva mai a scegliere fra loro.
E’ finita che nessuna delle due gliel’ha più data
e lui, a forza di seghe, si è indurito e indurito fino a diventare un pezzo di legno.
(Deve essersene fatte un bel po' per ridursi in quello stato.)
"Aiutami, Maria!" mi ha supplicato "Liberami."
"Certo" gli ho detto io.
Sono andata da un falegname (un sordomuto molto abile)
e gli ho chiesto se di questo pezzo di legno che era stato un uomo mi faceva un burattino.
E mi sono raccomandata che, a differenza di Geppetto, lo facesse con la bocca chiusa.
Adesso il burattino Masturbìno riposa silenzioso in un cassetto.

[Immagini dal mediablog di pipopipo21]
Avevo comprato da un antiquario una vecchia lampada a olio.
Ero lì che la lucidavo quando uscì un gran fumone dal beccuccio. Aprii la finestra e vidi che sul tavolo della cucina c'era un ometto seduto che mi guardava. Indossava una canottiera, calzoncini corti, calzini bianchi a mezza caviglia e un paio di sandali da frate. Aveva anche un riporto che gli andava da un'orecchia all'altra.
"Sei il genio della lampada?" gli domandai.
.
Mi rispose che non era un genio e che non era mai stato in una lampada.
"Non sei saltato fuori di lì?" gli chiesi indicando la lampada che avevo comprato.
"Ma quella è una teiera" disse lui..
"Una teiera?"
"Sì, l'antiquario ti ha ingannata. È un disonesto. Pensa che una settimana fa ha venduto un Antonio XXXIII facendo credere che fosse un Luigi XIV."
"Antonio XXXIII?"
"Il trentatreesimo pezzo che gli ha fatto un falegname falsario di nome Antonio."
L'ometto mi spiegò che pur essendo stato strofinato più volte dall'antiquario non era mai uscito avvalendosi della facoltà concessa ai dèmoni di rinnegare un padrone.
"Ho avuto ugualmente fortuna" dissi. "Genio della lampada o della teiera a me va bene uguale. Non càpita tutti i giorni di avere un genio a disposizione."
"Genio è una parola grossa" rispose l’ometto. "Vivo dentro una teiera proprio perché sono tutto tranne che un genio. Oddio, non sono nemmeno un imbecille... ma genio no di sicuro."
"Ma se io esprimo un desiderio tu riesci a realizzarlo?"
"In un certo senso ci riesco" mi spiegò lui "soltanto che, non essendo un vero genio, ho una sensibile limitazione di poteri. L’ultimo padrone dal quale sono stato mi aveva chiesto un sacco di grana per diventare ricco e io..."
"E tu?..."
"Gli ho fornito un contenitore di juta pieno di Parmigiano Reggiano. Di meglio non mi è riuscito... Una bambina voleva conoscere Aladino, quello delle mille e una notte, ma quando ha detto voglio Aladino mi è saltato fuori l’Aladino, sì, ma era quel cazzo di cordless della telecom che funziona un giorno e una notte su mille.

Non intendo spaventarti ma se esprimi un desiderio, e le cose non riescono, ti sarà impossibile tornare indietro. Quanto più grande il desiderio tanto più terribili le conseguenze del fallimento. Penso a quella signora che mi aveva chiesto una vita più lunga possibile. Porella: era una gran bella donna ma la vita e i fianchi le si sono allungati così tanto che il culo le è finito quasi per terra a ridosso dei talloni. Una cosa mostruosa! Le tocca lavorare al circo insieme con la donna cannone."
"Non voglio niente" gli ho detto "rientra pure nella teiera che va bene così."
"Mi è impossibile: se non esprimi un desiderio ti tocca tenermi con te per tutta la vita... Ovviamente stai tranquilla perché, anche se non sono un genio, sono educato e, pur vivendo in casa tua, non ti toccherò nemmeno con un dito."
Non c’è amica che mi creda quando le racconto che mio marito è saltato fuori da una teiera. Dicono che sono matta, che voglio prenderle in giro e così ho rinunciato a convincerle. I mariti sono l’argomento principale delle nostre conversazioni. Ecco che cosa dicono le mie amiche dei loro mariti.
"Mio marito vuole che mi metta le autoreggenti ma lui ciondola tutto il giorno fra casa e giardino in canottiera, calzoncini corti, calzini bianchi a mezza caviglia e un paio di sandali da frate..."
"Mio marito non è certo il genio che credevo..."
"Io voglio una cosa e stai sicura che mio marito o vuole il contrario o me ne fa avere un’altra."
"Mio marito non mi tocca più nemmeno con un dito."
"Quando ho conosciuto il mio, mi ha avvolta in un gran fumone di parole: viaggi, attenzioni, sono così, farò cosà, ti amerò così ti amerò cosà: poi, dopo che gliel’ho data, si è rivelato un ometto tutto diverso da quel che sembrava."
Quando sento parlare le mie amiche, mi consolo e penso che non sono messa poi tanto peggio di loro. Sì, il mio sarà saltato fuori da una teiera, ma tutti questi qui mi chiedo: da dove sono saltati fuori?
.
.
Non sapeva nemmeno lui che età avesse. Quando gli anni sono troppi, non accade più nulla. Morti, guerre, malattie, passioni, sentimenti: aveva visto l’alternarsi di ogni cosa, il ripetersi incessante dell'eterno ritorno; il moto perpetuo della noia racchiusa in ogni no(v)i(t)à.
Era solo ed era troppo vecchio per intrattenersi con un altro mortale.
Vecchio al punto che se gli fosse stato possibile amare una donna ultracentenaria, si sarebbe sentito come un pedofilo che stupra una neonata. Troppo vecchio per vedere e lasciarsi vedere da chiunque. Il suo corpo era una cartilagine che tratteneva lo scheletro e gli organi vitali. Così rattrappito e rugoso il collo, le spalle tanto curve, che non poteva fare a meno di pensare a sé come a una tartaruga.
Vivere, nel suo caso, dipendeva soltanto da ostinazione.
Molti anni prima leggendo un libro di magia, aveva evocato quello strano demonio di nome Achille; si erano accordati che lui sarebbe morto quando avesse finito di leggere tutti i libri che desiderava. Ne chiese una quantità così smisurata che la cifra non si poteva nemmeno scrivere su un foglio solo.
Il vecchio si chiamava Zenone.
'I miei libri sono infiniti' pensò. 'Anche se ne leggessi presto la metà e poi ancora la metà della metà, quando ne rimanesse soltanto uno, potrei leggere una parola al giorno, una consonante, una sola vocale. E potrei leggere fra le righe, leggere le stesse parole reintrepretandole. E leggere all’incontrario... '
Zenone prese il libro, lo aprì, e lesse soltanto la lettera a di pagina 58. Sentì la testa girargli e intravide la sagoma di Achille che sorrideva. Aveva disimparato a leggere: era passato così tanto tempo da quando aveva decifrato l’ultima parola di senso compiuto... Ormai leggeva soltanto vocali, consonanti, e segni di interpunzione.
"L’accordo prevedeva che tu leggessi i libri" gli disse Achille che teneva in mano una tartaruga. "Sono anni che tutto è finito. Avrei dovuto arrivare molto prima, ma le competizioni con le tartarughe mi hanno fatto dimenticare di te. Adesso anche le testuggini si sono messe in testa di sfidarmi."
Zenone sorrise, guardò il suo ultimo libro, guardò la tartaruga sul cui guscio erano incise le lettere q o e l e t h, e, finalmente, riuscì a leggere la parola per intero, ne ricordò il significato e chiuse gli occhi per l’ultima volta.
[Immagini dal mediablog di pipopipo21]

Mica solo le stagioni:
anche il blocco dello scrittore
non è più quello di una volta.
Il foglio bianco di carta
oh...




"Tu sei sicura che con questa pozione io riuscirò a entrare nei libri per carpirne i segreti?" chiese Ferrucci alla maga Sabrina Metallicafisica.
"Sì, Paolo, bevine tre cucchiaini al giorno, dopo i pasti, e sarai in grado di entrare nei libri. Potrai carpirne i segreti più reconditi e diventare il più grande scrittore di tutti i tempi."
Finalmente accadde ciò che il manager scrittore di mistery agognava da tempo...
Una domenica pomeriggio, Ferrucci stava leggendo Mistero etrusco a Manhattan di George Falletty quando avvertì un improvviso senso di vertigine.
Ferrucci distolse lo sguardo dal libro, sollevò il capo, e vide Jane Batton che giaceva languida sul letto. Un'imponente cascata di capelli biondi le nascondeva quasi per intero il viso.
Jane, seminuda, indossava un body grigio perla. Le gambe appena divaricate erano tormentate da un tremito impercettibile: un presagio tenue della furibonda galoppata d'amore che avrebbe fatto di lì a poche ore con il suo ganzo James Falloppio.
"Chi sei tu?" chiese Jane Batton vedendo Ferrucci materializzarsi nella sua camera da letto.
"Stavo leggendo di te e del tuo libro, quando ci sono finito dentro" disse Ferrucci.
"Esci subito di qui o chiamo la polizia" strillò Jane Batton.
La vista di quella preda indifesa e impaurita infiammò il desiderio di Paolo Ferrucci che si slanciò sul letto pronto a violentare Jane. Le descrizioni erotiche del libro lo avevano eccitato e ora poteva scoparsi il personaggio letterario in carta e ossa.
Jane cercò di difendersi dall'attacco: agitava le braccia e le gambe, dimenava la testa, ma continuava a rimanere distesa sul dorso, come se il tronco fosse inchiodato al letto.
Jane era vincolata alle leggi del testo letterario, e il testo la vincolava alle lenzuola del letto; l'autonomia motoria di cui lei disponeva era subordinata ai dettami dell'autore e non poteva in alcun modo spingersi sino al punto di operare cambiamenti o mutare radicalmente posizione per difendersi dall'attacco di Ferrucci.
Ferrucci le saltò addosso, ma mentre stava per penetrarla, proprio nel momento in cui il suo giasone stava per immergersi nella colchide, fu risucchiato da una forza possente, e rimase sospeso a mezz'aria come un gatto tenuto per la collottola.
Poi vide le pareti e il soffitto vorticargli attorno, più forte, sempre più forte, quasi che la stanza fosse una lavatrice e Ferrucci si trovasse nel momento di massima centrifuga.
Ferrucci uscì a razzo dalla finestra, volò in aria per circa trecento metri, cozzò contro un palo della luce, cadde svenuto e, quando si risvegliò, si trovò rotto e pesto nella poltrona dalla quale era partito.
Che cosa era accaduto?
L'autore del lbro non aveva previsto che Ferrucci copulasse con un suo personaggio, sicché il libro, nel cui corredo cromosomico erano contenute le informazioni atte a farlo funzionare, di fronte a un corpo estraneo che voleva introdursi e modificare la fisiologia dell'organismo, si era comportato come il corpo umano attaccato da un virus.
Il libro aveva prodotto un potentissimo anticorpo che aveva espulso Ferrucci senza ucciderlo, perché anche la sua morte (per fortuna) non era prevista dalla sceneggiatura del testo.
"La fantasia letteraria è molto più rigida della realtà e non tollera l'intrusione di elementi estranei" si disse Ferrucci vuotando nel lavandino il flacone di sciroppo che faceva entrare nei libri. "Ho molte più possibilità nella vita reale" concluse mestamente.
[L'immagine 1 è di leo, la 2 dal blog di DianaLove, la 3 di pipopipo21]
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Nel blog di unovalelaltro, qui, è stata postata una mia foto in cui sono nuda (come mamma mi ha fatto). Non avrei mai voluto che la mia privacy fosse violata in questo modo, ma ormai che il danno è fatto, e la mia immagine è di pubblico dominio, la ripropongo anch'io.
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Marya desnuda
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[Il manoscritto di Mia nonna Emilia, come riportato qui, si era ammalato. Per chi voglia udire il precedente post, invece di leggerlo, cassiodorov lo ha recitato nel suo blog: here -
Volendo anche questo può essere solamente ascoltato dalla voce di cassiodorov: qui ]
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Cercai il documento Word sull'arduo disco... ma... il file non si apriva (questa era facile da immaginare, lo so, lo so!)
Decisi così di reincarnare Mia nonna Emilia in una cassetta magnetica. Presi il radioregistratore Ultrasound Dolby Dick e cominciai a leggere ad alta voce le prime pagine. Pronunciate cinque parole, sentii l'apparecchio emettere uno strano ronzio: il tasto del play prese a vibrare e vibrare finché fece un gran botto e partì a razzo come un tappo di spumante.
La cassetta smise di girare e dai suoi orifizi fuoriuscì una poltiglia marroncina che si sparse dentro e fuori dagli ingranaggi.
Con la videocamera Fast Running Image 8902 il disastro fu ancora più clamoroso. Pochi istanti dopo la messa a fuoco della prima pagina, per poco non andò a fuoco anche il mio occhio sinistro.
La plastica molle del mirino divenne bollente e si liquefece a distanza di tre nanosecondi dal distacco con la mia orbita oculare.
Nello stomaco della videocamera si udì un forte brontolio, poi uscirono rumori simili a poderose scoregge la cui forza eolica, presumo, diede maggiore impulso al sistema d'avvolgimento che prese a girare a guisa di turbina, producendo un sibilo stridente di sirena violentata.
Il terribile lamento finì nel preciso istante in cui la videocassetta si sciolse in lacrimoni neri di rimmel, unendosi, tra la generale combustione dei presenti elementi, in un matrimonio indissolubile con il materiale plastico circostante.
Il tempo trascorreva e la cancrena avanzava. Il titolo era già divorato; quasi tutti i pronomi, gli articoli, i verbi, i sostantivi, erano ormai pressoché illeggibili e fra un po' sarebbero scomparsi anche gli avverbi. Soltanto le congiunzioni, le preposizioni, gli aggettivi e le interiezioni erano ancora immuni dal male.

Cupe visioni apocalittiche oscuravano il mio animo. Come sarebbe sopraggiunta la fine della mia creatura? L'inchiostro, sbiadendo a poco a poco, avrebbe lasciato il corpus esangue... I buchi nella carta sarebbero diventate voragini fino a quando non fosse stato leso un capitolo vitale...
Oppure le piaghe si sarebbero trasformate in funghi cancerosi, divorando il tessuto sano e soffocando il mio romanzo di ampio respiro.
.Ora non restava che...
(continua)
[La foto 1 è di leo, la foto 2 di ombrellina e l'immagine finale di pipopipo21]
è chiarissimo che tuo marito sia saltato fuori da una teiera, di pura fattura mediorientale... bello e impossibile, signora Maria?***