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mercoledì, 21 novembre 2007

il dissuasore

Suonano alla porta. Apro, e il tale che aveva suonato mi fa:

- Buongiorno.

- Buongiorno - gli rispondo.

- Posso entrare?

- Prego.

Un tipo allampanato (in realtà era cicciottello ma è tanto, troppo tempo, che desideravo scrivere allampanato in una storia; sicché sarà magari la suggestione ma io me lo ricordo davvero allampanato) con una cravatta verde a puà nocciola. A guardarli bene da vicino, i puà erano chicchi di caffè.

- Lei è Maria Strofa?

- Sì

- Io sono un dissuasore di commenti da blog - mi fa.

- Interessante!

- Vorrei invitarla a non rilasciare commenti sui blog per questa settimana. Sono 50 euri per la consulenza.

- Non mi sembra una cifra esagerata - ho replicato -  ma potrei sapere in quali blog non devo commentare?

- Preferirei di no.

- Bartleby?

- Come?

- No, niente, diceva così anche Bartleby. Certo che sono 50 euri guadagnati bene - gli dico mentre glieli do.

- Lei è la prima persona che mi paga, e io faccio questo lavoro già da tre mesi. Ho perso il mio impiego alle poste e...

- Bartleby?

- Come?

- No, vada avanti...

- Ho perso il mio impiego alle poste e bisogna pur trovarsi qualche cosa da fare. Ho una moglie, il mutuo, e due figli... Così, non sapendo fare altro, nella vita, ho pensato di fare il dissuasore di commenti da blog. Blog ce ne sono tanti e la gente da dissuadere non manca.

- Un bel mestiere - gli ho detto mentre lo accompagnavo alla porta. Aveva gli occhi lucidi e guardava la banconota come se la vedesse per la prima volta.

Se questa settimana o quest'altra ancora non rilascio commenti... sapete il motivo. Nonostante io abbia pagato i 50 euri mi sembrerebbe, andando in giro per blog, di tradire il dissuasore e la sua onesta professione. E io stessa, ricevendone pochi o punto (mi piace questo punto), riuscirei a convincermi che il dissuasore si è dato molto da fare in questi giorni.

postato da: MariaStrofa alle ore 17:50 | link |
categorie: pesci rossi
domenica, 28 ottobre 2007

igiene intima

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- Signora, gran parte del problema è risolto; ma per eliminare a fondo tutte le ragnatele bisogna che lei consideri l'eventualità di ridarla a suo marito o trovarsi un amante.

postato da: MariaStrofa alle ore 00:18 | link |
categorie: nature morte, pesci rossi, librellule
giovedì, 28 giugno 2007

la vera storia della caduta di Satana

La storia della caduta di Satana è sempre stato un mistero poco convincente. L'idea che Satana fosse precipitato agli Inferi per aver voluto assomigliare a Dio pare fatta apposta per celare qualcosa di molto più grave. Se Dio non voleva che nessuno gli assomigliasse, e tantomeno un angelo, perché ha poi fatto gli uomini a somiglianza di Sé?
.
Un recente papiro scritto in greco antico trovato nella sezione commenti del blog di lefty333boy (il papiro era criptato a 528 bit ed è stato stato tradotto in italiano dal contenebbia) dimostra come andarono effettivamente le cose riguardo alla caduta di Satana.
 
.

In principio Dio creò il template. Ora il template era informe e deserto.
 
“Cazzo, è un po' vuoto: qui bisogna scriverci un post” pensò Dio.
..
.
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.
 
.
 
Dio vide che era cosa buona, pubblicò il post e rimase in attesa dei commenti.
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.
 
 
Dopo tre ore non c'era nemmeno un commento.
.
"Io faccio venire il diluvio universale, metto Splinder in manutenzione permanente, faccio una strage" pensò Dio alquanto incazzato dopo aver visto che Monica Marghetti aveva già 130 commenti nel suo ultimo post intitolato "Io mi chiamo Monica Marghetti e voi?"
.
Finalmente, dopo cinque ore che il Signore Iddio premeva F5, apparve il primo desiderato commento.
 
.
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postato da: MariaStrofa alle ore 19:55 | link |
categorie: pesci rossi
venerdì, 22 giugno 2007

Masturbìno

Che il legno sia un materiale vivo, tanto vivo che addirittura parla, è attestato da secoli di tradizione letteraria. I casi più sensazionali sono quelli del cespuglio di fuoco che parla a Mosè (Esodo, 3), di Polidoro nell'Eneide (canto III), di Pier delle Vigne nella Divina Commedia (Inferno, XIII) e, naturalmente, di Pinocchio.

A questi legni parlanti, se ne è aggiunto di recente un altro: il burattino Masturbìno. Ecco come feci la sua conoscenza:

Stavo mettendo un pezzo di legno nel camino
quando detto pezzo di legno
 -  con voce un po’ legnosa -
così mi si rivolge:


"Maria, perché vuoi farmi del male?"


"Pinocchio!" ho urlato io per l’emozione.


"Ma che Pinocchio" fa lui.


"Pier delle Vigne?"


"Eh?"


"Polidoro?" insisto.


"Ma che Piero e Polidoro. Sono il ragionier Orazio Besnutti."


Dopo avergli stretto un piccolo rametto, in segno di saluto,
gli ho chiesto:


"E chi è stato a trasformarti così?"


"Mi sono fatto troppe seghe" ha risposto il ragioniere.


Il ragionier Orazio Besnutti mi ha raccontato che si era innamorato della sua segretaria, soltanto che aveva anche una moglie e non si decideva mai a scegliere fra loro.


E’ finita che nessuna delle due gliel’ha più data
e lui, a forza di seghe, si è indurito e indurito fino a diventare un pezzo di legno.

(Deve essersene fatte un bel po' per ridursi in quello stato.)


"Aiutami, Maria!" mi ha supplicato "Liberami."


"Certo" gli ho detto io.


Sono andata da un falegname (un sordomuto molto abile)
e gli ho chiesto se di questo pezzo di legno che era stato un uomo mi faceva un  burattino.

E mi sono raccomandata che, a differenza di Geppetto, lo facesse con la bocca chiusa.


Adesso il burattino Masturbìno riposa silenzioso in un cassetto.

[Immagini dal mediablog di pipopipo21]

postato da: MariaStrofa alle ore 12:53 | link |
categorie: pesci rossi
martedì, 19 giugno 2007

il marito nella teiera

Avevo comprato da un antiquario una vecchia lampada a olio.

Ero lì che la lucidavo quando uscì un gran fumone dal beccuccio. Aprii la finestra e vidi che sul tavolo della cucina c'era un ometto seduto che mi guardava. Indossava una canottiera, calzoncini corti, calzini bianchi a mezza caviglia e un paio di sandali da frate. Aveva anche un riporto che gli andava da un'orecchia all'altra.

"Sei il genio della lampada?" gli domandai.

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.

Mi rispose che non era un genio e che non era mai stato in una lampada.

"Non sei saltato fuori di lì?" gli chiesi indicando la lampada che avevo comprato.

"Ma quella è una teiera" disse lui..

"Una teiera?"

"Sì, l'antiquario ti ha ingannata. È un disonesto. Pensa che una settimana fa ha venduto un Antonio XXXIII facendo credere che fosse un Luigi XIV."

"Antonio XXXIII?"

"Il trentatreesimo pezzo che gli ha fatto un falegname falsario di nome Antonio."

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L'ometto mi spiegò che pur essendo stato strofinato più volte dall'antiquario non era mai uscito avvalendosi della facoltà concessa ai dèmoni di rinnegare un padrone.

"Ho avuto ugualmente fortuna" dissi. "Genio della lampada o della teiera a me va bene uguale. Non càpita tutti i giorni di avere un genio a disposizione."

"Genio è una parola grossa" rispose l’ometto. "Vivo dentro una teiera proprio perché sono tutto tranne che un genio. Oddio, non sono nemmeno un imbecille... ma genio no di sicuro."

"Ma se io esprimo un desiderio tu riesci a realizzarlo?"

"In un certo senso ci riesco" mi spiegò lui "soltanto che, non essendo un vero genio, ho una sensibile limitazione di poteri. L’ultimo padrone dal quale sono stato mi aveva chiesto un sacco di grana per diventare ricco e io..."

"E tu?..."

"Gli ho fornito un contenitore di juta pieno di Parmigiano Reggiano. Di meglio non mi è riuscito... Una bambina voleva conoscere Aladino, quello delle mille e una notte, ma quando ha detto voglio Aladino mi è saltato fuori l’Aladino, sì, ma era quel cazzo di cordless della telecom che funziona un giorno e una notte su mille.

Non intendo spaventarti ma se esprimi un desiderio, e le cose non riescono, ti sarà impossibile tornare indietro. Quanto più grande il desiderio tanto più terribili le conseguenze del fallimento. Penso a quella signora che mi aveva chiesto una vita più lunga possibile. Porella: era una gran bella donna ma la vita e i fianchi le si sono allungati così tanto che il culo le è finito quasi per terra a ridosso dei talloni. Una cosa mostruosa! Le tocca lavorare al circo insieme con la donna cannone."

"Non voglio niente" gli ho detto "rientra pure nella teiera che va bene così."

"Mi è impossibile: se non esprimi un desiderio ti tocca tenermi con te per tutta la vita... Ovviamente stai tranquilla perché, anche se non sono un genio, sono educato e, pur vivendo in casa tua, non ti toccherò nemmeno con un dito."

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Non c’è amica che mi creda quando le racconto che mio marito è saltato fuori da una teiera. Dicono che sono matta, che voglio prenderle in giro e così ho rinunciato a convincerle. I mariti sono l’argomento principale delle nostre conversazioni. Ecco che cosa dicono le mie amiche dei loro mariti.

"Mio marito vuole che mi metta le autoreggenti ma lui ciondola tutto il giorno fra casa e giardino in canottiera, calzoncini corti, calzini bianchi a mezza caviglia e un paio di sandali da frate..."

"Mio marito non è certo il genio che credevo..."

"Io voglio una cosa e stai sicura che mio marito o vuole il contrario o me ne fa avere un’altra."

"Mio marito non mi tocca più nemmeno con un dito."

"Quando ho conosciuto il mio, mi ha avvolta in un gran fumone di parole: viaggi, attenzioni, sono così, farò cosà, ti amerò così ti amerò cosà: poi, dopo che gliel’ho data, si è rivelato un ometto tutto diverso da quel che sembrava."

Quando sento parlare le mie amiche, mi consolo e penso che non sono messa poi tanto peggio di loro. Sì, il mio sarà saltato fuori da una teiera, ma tutti questi qui mi chiedo: da dove sono saltati fuori?

.


.



è chiarissimo che tuo marito sia saltato fuori da una teiera, di pura fattura mediorientale... bello e impossibile, signora Maria?***

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postato da: MariaStrofa alle ore 19:21 | link |
categorie: pesci rossi
martedì, 05 giugno 2007

l'ultima vocale a pagina 58

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Non sapeva nemmeno lui che età avesse. Quando gli anni sono troppi, non accade più nulla. Morti, guerre, malattie, passioni, sentimenti: aveva visto l’alternarsi di ogni cosa, il ripetersi incessante dell'eterno ritorno; il moto perpetuo della noia racchiusa in ogni no(v)i(t)à.

Era solo ed era troppo vecchio per intrattenersi con un altro mortale.

Vecchio al punto che se gli fosse stato possibile amare una donna ultracentenaria, si sarebbe sentito come un pedofilo che stupra una neonata. Troppo vecchio per vedere e lasciarsi vedere da chiunque. Il suo corpo era una cartilagine che tratteneva lo scheletro e gli organi vitali. Così rattrappito e rugoso il collo, le spalle tanto curve, che non poteva fare a meno di pensare a sé come a una tartaruga.

Vivere, nel suo caso, dipendeva soltanto da ostinazione.

Molti anni prima leggendo un libro di magia, aveva evocato quello strano demonio di nome Achille; si erano accordati che lui sarebbe morto quando avesse finito di leggere tutti i libri che desiderava. Ne chiese una quantità così smisurata che la cifra non si poteva nemmeno scrivere su un foglio solo.

Il vecchio si chiamava Zenone.

'I miei libri sono infiniti' pensò. 'Anche se ne leggessi presto la metà e poi ancora la metà della metà, quando ne rimanesse soltanto uno, potrei leggere una parola al giorno, una consonante, una sola vocale. E potrei leggere fra le righe, leggere le stesse parole reintrepretandole. E leggere all’incontrario... '

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Zenone prese il libro, lo aprì, e lesse soltanto la lettera a di pagina 58. Sentì la testa girargli e intravide la sagoma di Achille che sorrideva. Aveva disimparato a leggere: era passato così tanto tempo da quando aveva decifrato l’ultima parola di senso compiuto... Ormai leggeva soltanto vocali, consonanti, e segni di interpunzione.

"L’accordo prevedeva che tu leggessi i libri" gli disse Achille che teneva in mano una tartaruga. "Sono anni che tutto è finito. Avrei dovuto arrivare molto prima, ma le competizioni con le tartarughe mi hanno fatto dimenticare di te. Adesso anche le testuggini si sono messe in testa di sfidarmi."

Zenone sorrise, guardò il suo ultimo libro, guardò la tartaruga sul cui guscio erano incise le lettere q o e l e t h, e, finalmente, riuscì a leggere la parola per intero, ne ricordò il significato e chiuse gli occhi per l’ultima volta.

 

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[Immagini dal mediablog di pipopipo21]

 


 

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postato da: MariaStrofa alle ore 10:04 | link |
categorie: pesci rossi, librellule, pipopipo21
lunedì, 07 maggio 2007

il bloc-blog

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Mica solo le stagioni:
anche il blocco dello scrittore
non è più quello di una volta.
Il foglio bianco di carta
oh...


Tu lo guardavi il foglio bianco
e lui guardava te, vi guardavate
Via Lattea nello spazio mentale.

Tu volevi incendiarlo
con il fuoco della tua arte
ma lui, il foglio bianco
faceva l'ignifugo.
 
Il foglio immacolato
con il suo bell'abito da sposa
reggergli lo strascico per ore giorni settimane:
Moby Dick che la penna-fiocina tentava
vanamente di arpionare.

E che sollievo, che sollievo se
durante il blocco arrivava una telefonata
e potevi allora violare il foglio
e disegnare le faccine mostruose
di quelle creature che abitano altri mondi
e che arrivano da noi tramite telefono:
(io ho dato vita a popolazioni innumerevoli
mentre telefonavo!)
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Adesso il foglio bianco c'è ancora
(a meno che uno non cambi
le opzioni di Word)
tuttavia...
se appena sollevi o abbassi un po' gli occhi.
tu vedi…
File, Modifica, Visualizza, Inserisci,
Formato, Strumenti, Tabella, Finestra ?
(in alto)
la e del browser, la busta di outlook,
i due compiuterini della connessione
(in basso...)
sembra già di avere scritto qualcosa
(invece non hai scritto una minchia)
 
Poi, quando suona il telefono,
le faccine chiamano
vogliono manifestarsi...
vogliono vivere sulla Terra
almeno per qualche istante.
 
Chiamano chiavano e procreano.
Ma ci vuole sempre un foglio
per placare la loro ansia di vita.
Il vecchio foglio bianco di carta
su cui appaiono ogni giorno
miliardi di creature universali
mostriciattoli che il disegnatore
inconsapevolmente traghetta sulla
Terra.
.
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.
Io lo so, lo so...
sono queste popolazioni aliene
che provocano il blocco dello scrittore
Adesso arrivano per telefono
Un tempo chissà come arrivavano.
 
Questi alieni si ribellano
alla globalizzazione scrittoria.

Sono i bloc-blog!
.
appunti_FinaleZZ
 
 
 
 
 
 
 
postato da: MariaStrofa alle ore 14:52 | link |
categorie: pesci rossi
lunedì, 16 aprile 2007

quadri di notte

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Si conobbero a una mostra di ritratti.
Erano vicini di parete:
la donnina di Modigliani
e l'uomo di Francis Bacon.
 
“Vorrei entrare nel tuo quadro” sospirava lui
“per fare l’amore con te.”
.
Lei si metteva una mano sotto la gonna
dicendogli: "È la tua mano..."
.
Parlavano a lungo
toccandosi.
 
Poi la mostra finì e dovettero separarsi.
Lei si masturbò ancora con due Van Gogh
lui con tre Frida Kahlo
ma non provarono mai più le stesse emozioni.

Un'antologica di Firenze li riunì ancora una volta
ma uno sciagurato curatore li mise in stanze diverse.
 
L'uomo di Francis Bacon è stato venduto in America.
La donnina di Modigliani, rubata.
 
La loro storia d'amore
finita per sempre.
 

 

leris

 

 

 
temo che l'esperienza del contatto emozionale abbia profondamente
mutato entrambe le opere che, tra ibridazioni, suggestioni e
contaminazioni, ora non sono più le stesse..

.

postato da: MariaStrofa alle ore 01:50 | link |
categorie: pesci rossi, gabryella senzaqualità
giovedì, 12 aprile 2007

il libro OGM

Frigo

Il libro OGM è quello che compri
l'autobiografia dei Pooh
e a pagina 50 dopo il testo di Piccola Katy
c'è il monologo di Molly Bloom.
 
Oppure leggi l’Ulisse E a pagina 200
Romina Power ti spiega perché ha lasciato Al Bano.
 
Il libro transgenico è il libro del futuro.
 
Ieri sera leggevo I fratelli Karamazov di Dostoevskij
e dopo due pagine è saltato fuori il secondo capitolo
dell’ultimo libro di Bruno Vespa.
.
[Immagine di oyrad - rpst]
.
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.
[libromutante di SENZAQUALITA]
 
postato da: MariaStrofa alle ore 12:48 | link |
categorie: pesci rossi, gabryella senzaqualità
martedì, 13 marzo 2007

scrincellare l'eternità

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.
“Bene” disse l'angiolessa “e così anche lei ha concluso il terreno transito, vero?”
 
“A quanto pare sì” confermai. "Ma come le sta bene quel vestitino" aggiunsi per cercare di ingraziarmi l'angiolessa. "Prada?"
.
"Dior" ribattè lei, stizzita. "Prada veste solo il diavolo".
.
“Ah già... " feci arrossendo di vergogna. "Ma... adesso... qual è il mio destino? Andrò all’Inferno, in Purgatorio o in Paradiso?”
 .
“Prego?.. Ma lasci perdere le stronzate che ha sentito giù. Questi luoghi non sono mai esistiti. Sarà a lei decidere dove andare per l'eternità. Prima deve affrontare La Grande Prova."
.
"La Grande Prova?"
.
"Sì. Dovrà chiudersi in una cabina, e..."
.
"E votare...? No, cazzo, no, eh?... io morii dall'Italia, come lei sa. Mi toccherà mica di votare ancora qui, eh? Ho votato per una vita, adesso basta!"
.
"Ascolti invece di interrompere! La Grande Prova non è un voto. In cabina le verrà assegnato un libro e lei dovrà scrincellarlo.”
 .
“Che cosa dovrò fare, io?”
 .
Scrincellare: voce congiunta dei verbi scrivere e cancellare. Lei cancellerà le parole dal testo scrivendone uno nuovo. Le faccio un esempio... Supponga che il testo cominci con Nel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai per una selva oscura, ché la dritta via era smarrita. E supponiamo che lei voglia tornare a vivere per l’eternità nella sua villa.
 
Dopo avere opportunamente scrincellato le parole o le lettere che non le servono, otterrà questa sequenza: Nel mezzo del camin di nostra villa… Messa la parola fine al testo, lei piomberà giù direttamente per la canna fumaria del suo camino. Naturalmente quante più cose ci metterà, tanto più la sua eternità sarà ricca di presenze e di cose.”
 
“Spero che non mi capiti una poesia di Ungaretti perché sarebbero cazzi amari. Che cosa ne scrincellerei?”
 
“La fortuna, anche qui gioca un ruolo importante. Più parole avrà a disposizione e più cose potrà ottenere per ricreare il suo ambiente dove vivere per l’eternità. Vuole un harem, vuole miliardi di dollari? Vuole vivere in un paradiso tropicale? Lei scrincelli il testo, e, messa la parola fine, l’otterrà… Scrincellare significa dar voce ai propri desiderii... per sempre...”
 
Entrai in cabina... Cominciai a pregare il mago Otelma che mi arrivassero i Miserabili, Guerra e pace, Alla ricerca del Tempo Perduto: avrei avuto la possibilità di scrincellare e scrincellare a piacimento…
 
Dopo un tempo che mi parve interminabile, la tenda si mosse…
 
“Ecco il suo libro…” disse l’angiolessa.
 
(continua)
.
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.
[Immagine di SENZAQUALITA]
.
[La foto dell'angiolessa è stata inviata da DianaLove al blog di lefty333boy]
 
**
**
**
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.
[Il libro più letto nell'Aldilà - Immagine di erostratos]
 
postato da: MariaStrofa alle ore 15:42 | link |
categorie: pesci rossi, cervantite, erostratos, gabryella senzaqualità
giovedì, 08 marzo 2007

gli alieni hanno cazzi umani

 

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Non immaginavo che l’invasione aliena sarebbe avvenuta in questo modo. C’è un corpo estraneo in casa mia. Quando ho aperto gli occhi, stamattina, l’ho visto che era già lì, sdraiato alla mia sinistra. Credevo di morire.
.
Se non fossi terrorizzata, direi che sono delusa. Mi sarei aspettata che gli alieni arrivassero con certe astronavi di lusso, atterrando nel cortile della Casa Bianca o sulla Piazza Rossa; e poi che scendessero orribili e lucicanti brandendo armi sofisticate.
 
Mai e poi mai avrei pensato che per invadere la Terra, piombassero nudi nei letti; anche se a ben pensarci questa è una tattica molto efficace perché si avvale dell’effetto sopresa.
 
L’alieno se ne sta ben coperto, con il lenzuolo tirato fin sulle spalle. Tutto ciò che riesco a distinguere del suo corpo, riverso sul fianco, con la schiena girata verso di me, sono la nuca, il collo e l’orecchio sinistro. Ha i capelli tagliati cortissimi.
 
Poco fa ho tentato di afferrare il portacenere di cristallo sul comodino. Volevo dargli una botta in testa per essere libera di scendere dal letto e cercare di mettermi in contatto con altri umani per organizzare la Resistenza Terrestre. Ho allungato il braccio con molta cautela ma il portacenere è tropo lontano.
 
Ho paura, paura che muovendomi e facendomi vedere aggressiva si svegli e mi fulmini con uno sguardo laser.
 
Ma dorme, poi? Chi non mi dice che in questo momento sia sveglio… Magari mi tiene sotto controllo con fibre ottiche invisibili piazzate chissà dove, e nel frattempo mi sta succhiando l’energia vitale. Sono più di due ore che mi sta facendo una trasfusione, ecco perché mi sento così incapace di reagire… Sono prigioniera di un campo magnetico… Mi illudo di poter fare qualcosa ma non riesco a fare nulla.
 
Ora si muove... che cos'è?... sento qualcosa di metallico sotto il ginocchio. Come se gli si fosse staccato un pezzo di gamba... Devo togliermi quest'oggetto di dosso prima che sia troppo tardi… non vorrei mi si incuneasse dentro trasformando anche me in un'aliena. L'ho afferrato... E’ di forma ditoidale, direi, sebbene sia rigido, liscio, e uniformememente bombato.
 
Ha tutta l’aria di essere un mio accendino BIC. O potrebbe essere suo (i BIC non si sa mai di chi cazzo siano) e se lo accendessi, chissà, mi scoppierebbe la casa. Ma devo fare qualcosa… Gli sfilerò il lenzuolo e accenderò il BIC per vederlo. Accada ciò che deve accadere... Ho acceso. Lui si è girato verso di me... Per fortuna continua a dormire.
Alieno, sì, ma con cazzo umano. Sulla coscia sinistra c’è un neo a forma di…
 
Cielo, mio marito! Solo lui ha un neo a forma di ombrello aperto.
.
II
 
Prima di stamattina mi era già accaduto altre volte di svegliarmi e chiedermi chi fosse quella persona che mi dormiva accanto, eppure non l’avevo mai scambiata tanto a lungo per un corpo estraneo.
.
Spesso sogno di essere ancora la ragazza libera di un tempo, e quando mi sveglio rimango imprigionata per molti minuti nella suggestione. Certe mattine ho ancora paura di non essere preparata per il compito in classe di greco. Poi, con il passare dei minuti, tutto contribuisce a ricordarmi che non ho più diciott'anni, che non vivo più con mamma e papà e che sono sposata.
 
Non solo la mattina, comunque, ma anche di giorno, quando me lo vedo girare per casa, ho l’impressione di avere accanto un corpo estraneo. Chi cazzo è, costui, mi chiedo: che cosa ci fa nella mia vita?
.
E io? Chi ero io quando pensavo di avere qualcosa in comune con l'alieno che mi dorme nel letto? Eppure, un giorno, ho firmato da qualche parte e ho acquisito il diritto a mettermelo in casa per il resto della mia vita. Un tempo scopavamo (vai a capire) ma soltanto a pensarci ora la cosa mi fa senso.
.
Non fosse che a pranzo o a cena, quando mi dice passasmi il sale con un tono da maiale incazzato, io per lui sono invisibile. Nuda o vestita mi vede soltanto quando cammino davanti alla televisione: e non sempre. Se sta guardando una partita, allora mi dice: Spostati, cazzo. Segno che il calcio è così potente da rendere visibili per un attimo anche i fantasmi.
 
A volte, quando l'assurdità di questo matrimonio mi appare in tutta la sua desolante evidenza, mi consolo pensando che nemmeno per mio marito deve essere facile. Davvero non so dire chi stia peggio tra noi due: se io a vivere con un alieno o lui con una donna invisibile.
.
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.
[La prima immagine è tratta dal blog di DianaLove, la seconda è di pipopipo21]
postato da: MariaStrofa alle ore 22:30 | link |
categorie: pesci rossi, pipopipo21
martedì, 06 marzo 2007

il tentato stupro di Paolo Ferrucci

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Blogger:  "Tu sei sicura che con questa pozione io riuscirò a entrare nei libri per carpirne i segreti?" chiese Ferrucci alla maga Sabrina Metallicafisica.

Blogger: metallicafisica "Sì, Paolo, bevine tre cucchiaini al giorno, dopo i pasti, e sarai in grado di entrare nei libri. Potrai carpirne i segreti più reconditi e diventare il più grande scrittore di tutti i tempi."

Finalmente accadde ciò che il manager scrittore di mistery agognava da tempo...

Una domenica pomeriggio, Ferrucci stava leggendo Mistero etrusco a Manhattan di George Falletty quando avvertì un improvviso senso di vertigine.

Ferrucci distolse lo sguardo dal libro, sollevò il capo, e vide Jane Batton che giaceva languida sul letto. Un'imponente cascata di capelli biondi le nascondeva quasi per intero il viso.

Jane, seminuda, indossava un body grigio perla. Le gambe appena divaricate erano tormentate da un tremito impercettibile: un presagio tenue della furibonda galoppata d'amore che avrebbe fatto di lì a poche ore con il suo ganzo James Falloppio.

"Chi sei tu?" chiese Jane Batton vedendo Ferrucci materializzarsi nella sua camera da letto.

"Stavo leggendo di te e del tuo libro, quando ci sono finito dentro" disse Ferrucci.

"Esci subito di qui o chiamo la polizia" strillò Jane Batton.

La vista di quella preda indifesa e impaurita infiammò il desiderio di Paolo Ferrucci che si slanciò sul letto pronto a violentare Jane. Le descrizioni erotiche del libro lo avevano eccitato e ora poteva scoparsi il personaggio letterario in carta e ossa.

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Jane cercò di difendersi dall'attacco: agitava le braccia e le gambe, dimenava la testa, ma continuava a rimanere distesa sul dorso, come se il tronco fosse inchiodato al letto.

Jane era vincolata alle leggi del testo letterario, e il testo la vincolava alle lenzuola del letto; l'autonomia motoria di cui lei disponeva era subordinata ai dettami dell'autore e non poteva in alcun modo spingersi sino al punto di operare cambiamenti o mutare radicalmente posizione per difendersi dall'attacco di Ferrucci.

Ferrucci le saltò addosso, ma mentre stava per penetrarla, proprio nel momento in cui il suo giasone stava per immergersi nella colchide, fu risucchiato da una forza possente, e rimase sospeso a mezz'aria come un gatto tenuto per la collottola.

Poi vide le pareti e il soffitto vorticargli attorno, più forte, sempre più forte, quasi che la stanza fosse una lavatrice e Ferrucci si trovasse nel momento di massima centrifuga.

Ferrucci uscì a razzo dalla finestra, volò in aria per circa trecento metri, cozzò contro un palo della luce, cadde svenuto e, quando si risvegliò, si trovò rotto e pesto nella poltrona dalla quale era partito.

Che cosa era accaduto?

L'autore del lbro non aveva previsto che Ferrucci copulasse con un suo personaggio, sicché il libro, nel cui corredo cromosomico erano contenute le informazioni atte a farlo funzionare, di fronte a un corpo estraneo che voleva introdursi e modificare la fisiologia dell'organismo, si era comportato come il corpo umano attaccato da un virus.

Il libro aveva prodotto un potentissimo anticorpo che aveva espulso Ferrucci senza ucciderlo, perché anche la sua morte (per fortuna) non era prevista dalla sceneggiatura del testo.

"La fantasia letteraria è molto più rigida della realtà e non tollera l'intrusione di elementi estranei" si disse Ferrucci vuotando nel lavandino il flacone di sciroppo che faceva entrare nei libri. "Ho molte più possibilità nella vita reale" concluse mestamente.

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[L'immagine 1 è di leo, la 2 dal blog di DianaLove, la 3 di pipopipo21]

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Nel blog di unovalelaltro, qui, è stata postata una mia foto in cui sono nuda (come mamma mi ha fatto). Non avrei mai voluto che la mia privacy fosse violata in questo modo, ma ormai che il danno è fatto, e la mia immagine è di pubblico dominio, la ripropongo anch'io.

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Marya desnuda

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postato da: MariaStrofa alle ore 19:54 | link |
categorie: pesci rossi, cervantite, pipopipo21
sabato, 03 marzo 2007

mia nonna Emilia: la guarigione

 

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“Le propongo il classico patto col diavolo” disse Calcabrina. “Io salverò Mia nonna Emilia se lei si impegna a non pubblicarlo mai con nessuna casa editrice… nello sciagurato caso, intendo, che qualche editore uscito di senno intendesse pubblicarlo…”
 
“Uscito di senno?... Lei ritiene che Mia nonna Emilia sia dunque una tale cagata?”
 
“Non sono un critico letterario ma so per certo che se si è ammalato… Non si ammalano romanzi dalla complessione robusta, romanzi destinati a durare per l’eternità… ma il LAIDS attecchisce su soggetti come il suo… Deve scegliere… non c’è più tempo ormai. Mia nonna Emilia sta tirando gli ultimi, e una volta morto sarà impossibile per me resuscitarlo. Vuole guarirlo? “
 
“Questo è il mio romanzo, la mia ragione di vita…”
 
“E allora se vuole mantenerla in vita la sua ragione, accetti la nostra proposta. Il libro sarà pubblicato da noi in un’edizione speciale in brossura con caratteri bodoniani. Un’edizione pregevole in cui le pagine non si staccheranno mai… bisognerebbe strapparle apposta… Finissima carta di qualità cinese…
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Se accetta metta la sua firma qui con una goccia di sangue... Il libro le sarà recapitato a casa e potrà metterlo in libreria... farlo vedere agli amici… Lei avrà pur sempre pubblicato un romanzo anche se in copia singola.”
 
Nello stesso istante in cui cadde la goccia di sangue sul contratto, Calcabrina si sciolse nell’aria e Mia nonna Emilia guarì. Il manoscritto ritornò più bello e più sano che pria.
 
E poi giunse il momento tanto atteso… Il mio libro stampato e pubblicato dalla Rotolibri s.p.a.i. (società per azioni infernali).
 
Sentii suonare il campanello, aprii la porta e trovai un gran pacco posato sullo stuoino… Stracciai la carta alla violentaregàlo e... lo vidi… il mio libro stampato…
 
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Come apparivano argute e diaboliche le rassicuranti parole con cui Calcabrina mi aveva parlato della speciale edizione in brossura… i fogli non si staccheranno mai e poi mai. Bisognerebbe strapparli apposta”.
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C'era anche un biglietto di Calcabrina accluso al libro:
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"Cara Maria Strofa, questa è la miglior edizione possibile per il suo libro. E, ricordi, quando le torna l'uzzolo di scrivere, ricordi quel che dice La Bruyére...
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GLORIA E MERITO DI ALCUNI È SCRIVERE BENE, E DI ALTRI NON SCRIVERE AFFATTO."
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[La foto in alto, di Bohdan Vandiak, è tratta dal blog di DianaLove]
 
[Le quattro puntate di Mia nonna Emilia si possono ascoltare narrate dalla voce di cassiodorov nel suo blog: un grande ringraziamento a cassiodorov per l'onore che mi ha fatto]
 
Paolo Ferrucci, in questo post, riprende il tema della proliferazione manoscrittara]
 
postato da: MariaStrofa alle ore 16:18 | link |
categorie: pesci rossi, cervantite
giovedì, 01 marzo 2007

mia nonna Emilia: io ti salverò

 

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[Il manoscritto di Mia nonna Emilia, come riportato qui, si era ammalato. Per chi voglia udire il precedente post, invece di leggerlo, cassiodorov lo ha recitato nel suo blog: here -

Volendo anche questo può essere solamente ascoltato dalla voce di cassiodorov: qui ]

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Cercai il documento Word sull'arduo disco... ma... il file non si apriva (questa era facile da immaginare, lo so, lo so!)

Decisi così di reincarnare Mia nonna Emilia  in una cassetta magnetica. Presi il radioregistratore Ultrasound Dolby Dick e cominciai a leggere ad alta voce le prime pagine. Pronunciate cinque parole, sentii l'apparecchio emettere uno strano ronzio: il tasto del play prese a vibrare e vibrare finché fece un gran botto e partì a razzo come un tappo di spumante.

La cassetta smise di girare e dai suoi orifizi fuoriuscì una poltiglia marroncina che si sparse dentro e fuori dagli ingranaggi.

Con la videocamera Fast Running Image 8902 il disastro fu ancora più clamoroso. Pochi istanti dopo la messa a fuoco della prima pagina, per poco non andò a fuoco anche il mio occhio sinistro.

La plastica molle del mirino divenne bollente e si liquefece a distanza di tre nanosecondi dal distacco con la mia orbita oculare.

Nello stomaco della videocamera si udì un forte brontolio, poi uscirono rumori simili a poderose scoregge la cui forza eolica, presumo, diede maggiore impulso al sistema d'avvolgimento che prese a girare a guisa di turbina, producendo un sibilo stridente di sirena violentata.

Il terribile lamento finì nel preciso istante in cui la videocassetta si sciolse in lacrimoni neri di rimmel, unendosi, tra la generale combustione dei presenti elementi, in un matrimonio indissolubile con il materiale plastico circostante.

Il tempo trascorreva e la cancrena avanzava. Il titolo era già divorato; quasi tutti i pronomi, gli articoli, i verbi, i sostantivi, erano ormai pressoché illeggibili e fra un po' sarebbero scomparsi anche gli avverbi. Soltanto le congiunzioni, le preposizioni, gli aggettivi e le interiezioni erano ancora immuni dal male.

Cupe visioni apocalittiche oscuravano il mio animo. Come sarebbe sopraggiunta la fine della mia creatura? L'inchiostro, sbiadendo a poco a poco, avrebbe lasciato il corpus esangue... I buchi nella carta sarebbero diventate voragini fino a quando non fosse stato leso un capitolo vitale...

Oppure le piaghe si sarebbero trasformate in funghi cancerosi, divorando il tessuto sano e soffocando il mio romanzo di ampio respiro.

.Ora non restava che...

(continua)

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[La foto 1 è di leo, la foto 2 di ombrellina e l'immagine finale di pipopipo21]

postato da: MariaStrofa alle ore 17:11 | link |
categorie: pesci rossi
domenica, 25 febbraio 2007

quando il piccione caga sul monumento

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Tommaso Oldeni aveva accettato per la prima volta in vita sua di concedere un'intervista. Nessuno sapeva come fosse fatto (di lui non era mai stata pubblicata alcuna foto) né se il nome e cognome fossero veri o soltanto un omaggio al giovane Holden di Salinger e a Thomas Pynchon: altri due scrittori che avevano scelto l'isolamento assoluto dal mondo.
 
La giornalista Gioia Paracarro, del settimanale La Vip Teresa, aveva dovuto accettare condizioni precise: intervistare bendata e porre soltanto una domanda.
 
- Perché lei non ha mai voluto farsi vedere dai suoi lettori? - chiese Gioia Paracarro con la voce tremante, accendendo il registratore.
 
- I lettori sono esseri ripugnanti. - rispose Tommaso Oldeni - Vogliono avvicinarsi al loro dio per distruggerlo. Uno scrittore vivo è offensivo per il lettore. La sua presenza fisica esorbita, eccede qualunque decenza, è una kenosi intollerabile e perversa.
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E il lettore desidera vendicarsi, prima o poi. Anela a trasformarsi nel piccione che caga sul monumento, dopo avere constatato che il monumento è fatto di carne e scoperto, magari, che al dio puzza l'alito... che è umano troppo umano.
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Il lettore è una groupie che cerca di scoprire se il segreto del genio sia annidato tra i peli pubici o tra quelli delle ascelle; esige dal suo idolo il sacrificio del disvelamento per farsi ripagare il tributo di adorazione che gli concede.
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Quando lo scrittore scende dal piedistallo per annullare democraticamente le distanze, i lettori non staranno mai sullo stesso piano: prima o poi finiranno con il seppellirlo (fattolo scendere dal piedistallo, lo collocheranno sottoterra).
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Uno scrittore che accetta il dialogo con i lettori è un povero pazzo suicida. I lettori sono i peggiori nemici dello scrittore. I lettori vanno disprezzati e tenuti a distanza.
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L'unico dialogo possibile fra scrittore e lettore è quello platonico, in cui ciascuno fa la sua parte. Che importano i suggerimenti dei lettori? Il feedback sarà pure un caposaldo della comunicazione, ma la letteratura NON è comunicazione.
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Uno scrittore non comunica: è. E la sua poesia, se è tale, come dice Montaigne, non seduce il nostro giudizio: lo rapisce e lo devasta.
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In fondo, gli scrittori vengono al mondo non per essere capiti ma per essere amati. Per questo devono sparire, come diceva Kafka, che non vedeva l'ora di morire per fare vivere i suoi libri.
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Le presentazioni dei libri, gli incontri, le comparsate televisive sono allora soprattutto una sottile forma di tortura, un ricatto, la consumazione di una vendetta. Questi non sono scrittori, sono veline.
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O il libro parla da solo o è meglio che taccia per sempre. I miei libri hanno parlato per me, e io ho parlato adesso, che sono ormai prossimo alla morte, per la prima volta... è sufficiente... Addio.
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[Il racconto è stato costruito utilizzando frasi mie e di erostratos riprese da un thread di it.cultura.libri in seguito al linciaggio di tutti gli scrittori più o meno famosi che partecipavano al gnusgrùp]
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[immagini di pipopipo21]
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