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giovedì, 11 ottobre 2007

il serial killer della vaniglia

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IL SERIAL KILLER DELLA VANIGLIA
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IL VENTIDUESIMO CASO DELL'ISPETTORE GABRIELLO DEL CESENATICO POLICE DEPARTMENT
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A Cesenatico, nel giro di un mese, furono uccise otto donne. In tutte le vittime, nude e straziate, l’omicida aveva conficcato una stecca di vaniglia nell’ombelico.

- Ci sono - disse l’ispettore Gabriello dopo l’ultimo omicidio - Vaniglia deriva dal latino vagina per la somiglianza del fiore con l’organo femminile. Chi ha ucciso, lo ha fatto per ritorsione sessuale: e la stecca di vaniglia, il simbolo dell’oltraggio, ne è la dimostrazione. Triburzi, bisogna arrestare tutti coloro a cui ultimamente è stata negata la passera.

- Capo, allora come prima cosa mi autoarresto e vado in galera io: mia moglie è due anni che non me la dà.

- Triburzi, non dica fesserie: lei, come i maggiordomi, è al di sopra di ogni sospetto.

- Grazie, capo, ma per fare come dice lei bisogna arrestare mezza umanità.

- E perché, Triburzi?

- Se escludiamo quelli che vanno a puttane, e i coniugi che hanno usufruito di recente della scopata coniugal-trimestrale (quella che lui glielo mette dentro di soppiatto mentre lei guarda Incantesimo con in testa i bigodini) restano milioni di uomini a cui di sicuro non è stata data. Qui bisogna contattare FBI e tutte le polizie del mondo.

- Triburzi, non mi rompa i coglioni: cominci a interrogare le persone, e arresti tutti quelli a cui non è stata data la passera di recente.

Un mese dopo l’ultimo omicidio, si costituì l’assassino: un uomo bellissimo, dal fisico atletico.

- Mi chiamo Girolamo Picchettoni e ho ucciso io le otto donne.

- Per la frustrazione di non scopare? - domandò Triburzi.

- Macché. Quelle otto le ho scopate tutte. No: il motivo è un altro; nessuna di loro sapeva farmi una torta di vaniglia buona come la mia mamma. Meritavano di morire. E la stecca di vaniglia gliel'ho conficcata nell'ombelico a mo' di candelina, come le candeline che mi metteva la mia mamma sulla torta.

- E perché si è costituito? - domandò Triburzi - Noi cercavamo frustrati, segaioli, gente che non scopava da un pezzo.

- L’altro ieri è venuta nel mio negozio Calpurnia Salgàri, la fidanzata dell’ispettore Gabriello. Io vendo busti e accessori intimi femminili. La Signora cercava una guaìna contenitiva. Le ho dato la più bella, e, mentre gliela impacchettavo, la signora Calpurnia mi ha guardato dicendo:

"Lei sa che guaìna deriva da vagina? Anticamente la vagina era il fodero della spada e la spada si infilava nella vagina.  Poi, il commediografo Plauto cominciò a usare vagina nel senso osceno che ha ancora oggi. Mi scusi, sa, deformazione professionale… Il mio fidanzato mi fa sempre una testa così con l’etimologia..."

Mentre parlava, la signora Calpurnia ha preso un cioccolatino di vaniglia, di quelli in omaggio sul bancone, e scartandolo, mi guardava con occhi terribilmente maliziosi… "Anche vaniglia deriva da vagina" ha sussurrato... Ho capito che era lì apposta, che Gabriello l’aveva mandata per farmi sapere che lui sapeva; lui sapeva che ero io l'assassino della vaniglia. E allora, non restava che costituirmi.

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- Ma è vero, capo? - domandò Triburzi. - Ha mandato lei Calpurnia?

- Certo che è vero - disse Gabriello, mentendo spudoratamente - Avevo indicato una falsa pista, ma io seguivo quella della guaìna, anticamente il fodero della spada, come è stato detto. Ho mandato io Calpurnia in tutti i negozi di intimo, visto che a Cesenatico non ci sono negozi di spade.

“Bastardo fetente” pensò Triburzi che non aveva di certo abboccato “Non sarebbe mai riuscito a risolvere questo caso, ma ha così tanto culo che Calpurnia, pur senza volerlo, è riuscita a farlo per lui. Quella Calpurnia voleva di sicuro farsi il bel bustaio, viste le allusioni e gli ammiccamenti, ma quel deficiente ha fraintesto, si è impaurito ed è venuto a costituirsi. Che culo, dannato ispettore."

Gabriello aveva il viso raggiante, e continuò a gongolare anche in conferenza stampa: ma i suoi pensieri erano cupi e foschi: "Appena vado a casa la sistemo io la Calpurnia..."

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categorie: etimi e timi, ispettore gabriello
venerdì, 06 luglio 2007

panni e materazzi

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IL SERIAL KILLER DEI NAVIGANTI
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[Il ventunesimo caso dell'ispettore Gabriello del Cesenatico Police Department]
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A Cesenatico, nel giro di un mese, furono uccisi otto membri del circolo nautico Finché la barca va.
 
“Triburzi, per parlare in linguaggio nautico, stavolta sono in panna” disse l’ispettore Gabriello.
 
“In panna, ispettore? Ma non si dice in panne?”
 
“No, Triburzi, perché dirlo alla francese quando i francesi hanno preso il termine da noi? Panne è la traduzione dell’italiano panna *** (la moglie del panno) dal latino pÇŽnnu(m), usato dai nostri antichi navigatori.
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Mettere un veliero in panna, significa arrestarlo in mezzo al mare disponendo la velatura in modo che il gioco dei venti produca l’immobilità della nave. Dalla nave arrestata sul mare, i Francesi derivarono l’immagine dell’automobile ferma per un guasto al motore e per estensione, essere in panna, si dice oggi di ogni situazione che produca immobilità. ”
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“Capo, se lei è in panna, non dobbiamo arrestare nessuno allora?”
 
“Triburzi, arrestiamo un po’ di Francesi che male non fa. Dopo i campionati del mondo, visto come hanno reagito male, se lo meritano qualche arresto. Inoltre, l’assassino verrà a costituirsi: quindi che cosa ce ne frega a noi di chi arrestiamo? Lei disponga gli arresti che io vado a mangiarmi un piatto di tortellini alla panna, che si chiama così, la panna, perché copre il latte come un panno...”
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Un mese dopo l'ultimo omicidio si costituì l’assassino.
 
“Mi chiamo Giacinto Frugoni e sono un importatore di acque minerali.”
 
“Acqua Panna?” chiese Triburzi.
 
“Come fa a saperlo?” rispose l’assassino.
 
“Gliel’avevo detto o no, Triburzi, che ero in panna?” ammiccò Gabriello.
 
“Che culo, ispettore” disse Triburzi.
 
“Quando poi volete” protestò irritato l’assassino “che dica perché ho ucciso gli otto membri del circolo nautico e perché mi sono costituito… Vero che a Cesenatico i serial killer si costituiscono tutti, e che è come un atto dovuto, ormai ma mi sembra pur sempre una mancanza di riguardo perdervi nelle vostre disquisizioni senza nemmeno degnarmi d’attenzione né mostrarmi alcuna graditudine per la facilitazione che vi ho tuttavia procurato nel costituirmi. Se ho arrecato troppo disturbo, posso tornare un’altra volta quando avrete tempo d’ascoltarmi.”
 
“Ci scusi, Frugoni. Proceda, proceda” disse Triburzi.
 
“Gli otto membri del circolo nautico si facevano la mia fidanzata che lavorava lì come barista.”
 
“E come si chiama la sua fidanzata?” domandò Triburzi.
 
“Susanna” rispose l’assassino.
 
“Susanna tutta panna” esultò Gabriello alzando l’indice e il medio in segno di vittoria.

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*** [Etimologia accreditata da tutti i dizionari ma su cui, dice il DELI, pesa l'incertezza che non si è mai trovata un'attestazione antica indicante alcuna voce italiana panna che sia precedente al francese panne. Se dunque il francese panne non deriva dall'italiano panna,  ma viceversa, la sua etimologia rimane incerta. La situazione è di parità.Tra Italia e Francia si va ai tempi supplementari e ai rigori.]

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categorie: etimi e timi, ispettore gabriello
martedì, 03 luglio 2007

vattela a pija' nder culo

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IL SERIAL KILLER DEGLI ATTORI
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[Il ventesimo caso dell'ispettore Gabriello del Cesenatico Police Department]
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A Cesenatico, nel giro di un mese, furono uccisi otto attori dei dieci che recitavano in una farsa teatrale di Ennio Flaiano dal titolo La conversazione continuamente interrotta.
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“Capo,” domandò Triburzi “faccio arrestare tutti i macellai e i gestori di McDonald's, Burghy e similari?”
 
“Perché?” domandò uno stupefatto Gabriello.
 
“Perché vendono carne tritata. La parola farsa” disse Triburzi “deriva dal francese farce che, a sua volta, è derivata dal latino farcire; e farce significa carne tritata. La farsa si chiama così perché era un intermezzo profano che veniva introdotto nel mistero religioso (la prima forma di drammaturgia) così come la carne tritata veniva introdotta in un volatile per farcirlo.”
 
“E dove sarebbe scritto tutto questo?” domandò Gabriello.
 
“Nel dizionario etimologico del De Mauro” rispose Triburzi. “Visti i suoi successi in campo etimologico, cerco anch’io di tenermi aggiornato.”
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“Una stronzata” lo fulminò Gabriello. “Questa spiegazione era comunemente accettata da tutti i dizionari, ma l’etimologa Bernadette Rey-Fland si è opposta nel 1984 dimostrando, in base alle più antiche attestazioni francesi, che farsa è il risultato della combinazione di due parole che significano inganno. Farce deriva da:
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1)       farsus, participio passato di farcire, in riferimento a una pettinatura femminile
 
2)      e dal gemarnico fart che significa tingere, parola che ha dato origine anche al fard che tutte le donne ben conoscono.
 
Dalla combinazione dei due termini sono derivati il verbo farser, che significa ingannare, e il deverbale farce in accezione teatrale. Lasci stare macellai e gestori di Mc Donald, Triburzi, e arresti tutte le parrucchiere e le titolari di negozi cosmetici."
 
Un mese dopo l’ultimo omicidio si costituì l’assassino.
 
“Mi chiamo Terenzio Gambaloni e ho ucciso io gli otto colleghi che recitavano la farsa. Avevo una piccola parte nell'opera: facevo il secondo imbianchino. La farsa di Flaiano si svolge nelle case di un regista, di un poeta e di uno scrittore che devono mettere in scena una rappresentazione teatrale. Nel quadro sesto, a casa del poeta, ci sono due imbianchini e il primo imbianchino invita sempre l’altro a prenderla nel culo.
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Io ho chiesto che ogni tanto ci scambiassimo le parti, perché ero stanco di fare il secondo imbianchino e di venire sempre invitato a prenderla nel culo. Visto che non erano parti principali, e che non ci sono altre battute, era giusto che lo prendessimo nel culo un po' per uno. I miei colleghi non hanno accettato, nonostante le mie insistenze, perché secondo loro gli spettatori ridevano molto di più quando dovevo prenderla nel culo io, e allora ho detto andatevela voi a pija' nder culo e li ho fatti fuori tutti otto, tranne colei che rappresentava la cameriera."
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“Perché ne era innamorato?” domandò Triburzi.
 
“No, perché a Cesenatico è pratica comune e consolidata ucciderne soltanto otto alla volta. Non volevo certo essere io a rompere con la tradizione.”
 
“E perché si è costituito?” domandò Triburzi.
 
“Mia madre fa la parrucchiera e quando l’hanno arrestata, ha urlato: 'Ma questa è una farsa. Se non mi lasciate subito, quando esco di qui vi strappero i maroni e li metterò nel tritacarne.' A causa di queste parole, mia mamma è la principale sospettata ed è la sola a non essere stata rilasciata dopo l’interrogatorio.”
 
“Il figlio della parrucchiera. Visto, Triburzi? Il De Mauro è un ottimo testo***, ma preso come la Bibbia etimologica rischiava di portarci fuori strada. Bisogna sempre confrontare numerosi dizionari. L'etimologia” gongolò Gabriello "non deve essere trattata in modo leggero, come una farsa."
 

 
[***Sebbene l'ultima edizione del De Mauro sia del 2000, l'obiezione della francese Bernadette Rey-Fand del 1984 non è segnalata: cosa che fa soltanto il DELI. Al di là delle mie preferenze per il DELI, e della polemica strumentale per il raccontino, non vorrei certo far passare l'idea che il De Mauro sbagli o sia, per questo, un dizionario non attendibile.]
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lunedì, 25 giugno 2007

non fa una grinza

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IL SERIAL KILLER DEI CARTOLAI

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[Il diciannovesimo caso dell'ispettore Gabriello del Cesenatico Police Department]
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[La meretrice dell'Apocalisse]
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A Cesenatico, nel giro di un mese, furono uccisi otto cartolai (5 maschi e 3 femmine).
 
“Capo,” disse Triburzi “tutti i cartolai sono stati uccisi tra le 16 e le 17.”
 
“L’ora della merenda!” esclamò Gabriello folgorato da una delle sue famigerate intuizioni etimologiche. “Merenda deriva dal verbo latino merere che significa meritare. Merenda è un pasto dato in premio per merito. Ma c’è un’altra parola, in italiano, che deriva dal verbo latino merere ed è meretrice. La meretrice si chiama così perché merita un premio in denaro per il suo lavoro. Si tratta senz’altro di delitti legati al mondo della prostituzione.”
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[Meretrice bolognese]
 
Triburzi non aveva ancora fatto in tempo a chiedere chi si dovesse arrestare che l’assassino si presentò al commissariato per costituirsi.
 
“Mi chiamo Giacomo Stironi e ho ucciso io gli otto cartolai. Ero andato da loro per comprare una rubrica e mi hanno fatto vedere libretti neri o di altri colori. Ma rubrica, lei lo sa bene ispettore, deriva dal latino terra rubrica che significa terra rossa: rosso, in latino, è ruber che ha dato il nome anche a rubino.
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Anticamente, l’asta di legno intorno alla quale era avvolto il rotolo di pergamena era colorata di terra rossa e in rosso veniva colorato anche il contenitore e la striscia sul quale era scritto il titolo del volume. Il nome rubrica poi passò a definire il libretto con gli indirizzi e i numeri di telefono. Ora, se io voglio una rubrica perché mi presenti un volumetto nero o di altro colore? Vuoi fottermi, cartolaio? Io allora ti faccio la pelle. La rubrica devi darmela rossa.”
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“Non fa una grinza” disse l’ispettore Gabriello, molto compiaciuto che anche i criminali si dilettassero di etimologia.
 
“Ma perché si è costituito?” domandò Triburzi.
 
“A Cesenatico, dopo i delitti, i serial killer si costituiscono tutti. Chi sono io, il figlio della serva, che non dovevo costituirmi?”
 
“Non fa una grinza” disse l’ispettore Gabriello.
 
“Ma la rubrica a che cosa le serviva?” domandò Triburzi.
 
“Volevo scriverci il nome di tutte le meretrici che frequento” disse Giacomo Stironi.
 
“Visto, Triburzi? Delitti legati al mondo della prosituzione. La mia intuizione etimologica non fa una grinza” gongolò Gabriello.
 
La sola cosa che faceva una grinza, invece, anzi moltissime grinze, era il volto di Triburzi che si tratteneva a stento dal dire ciò che pensava riguardo al culo e alla faccia tosta dell’ispettore Gabriello.
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mercoledì, 13 giugno 2007

yesterday

 


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PROLOGO al diciottesimo caso dell'ispettore Gabriello: Il serial killer dei DJ

 

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Domenica 10 giugno 2007

"Ispettore c’è uno qui al telefono che denuncia la scomparsa di una persona. E’ sparita una certa Maria Strofa" disse Triburzi coprendo con una mano il microfono del ricevitore.

"E chi è che ne denuncia la scomparsa?" domandò l’ispettore.

"La persona al telefono ha una voce maschile ma dice che lui... cioè lei... è una signora. Si chiama lefty333boy."

"Gli chieda quando è sparita questa Maria Strofa."

"La signora Maria Strofa quando è sparita?" domandò Triburzi . "Ispettore: dice la signora lefty333boy, qui, che Maria Strofa non è una signora ma un uomo coi baffi. E non si vede più dal 7 giugno."

"Triburzi, ricapitoliamo: una signora con voce maschile che si chiama lefty333boy denuncia la scomparsa di un uomo coi baffi che si chiama Maria Strofa? Ho capito bene?"

"Sì."

"Sembra uno scherzo cinese."

"Sembra uno scherzo cinese" ripeté Triburzi. "No, capo, la signora lefty333boy dice che lui, cioè lei è greco e quindi non può essere uno scherzo cinese."

"Gli chieda in che rapporti erano."

"Lei in che rapporti era con Maria Strofa?" domandò Triburzi. "Dice la signora lefty333boy che era un suo... cioè una sua... mi scusi... commentatrice. Pare che dovessero sposarsi. Maria Strofa era il suo sposo, cioè il suo nuovo sposo visto che lefty333boy ha già un marito... ma teme che qualche persona dell'ambiente dei blog abbia fatto sparire Maria Strofa."

"Qualche sospetto?"

"Lei di chi sospetta?" domandò Triburzi. "Lefty333boy dice che sospetta di triana, petarda, monicamarghetti... come ha detto? monicamarghetti tutto attaccato?... DianaLove... tutto attaccato anche DianaLove?... metallica de che? metallicafisica tutto attaccato?... Pralina, Biancaneve, Orsarossa, Senzaqualita e sgnapisvirgola..."

"L'orso Yogi e i sette nani niente?" domandò sarcasticamente Gabriello.

[Le cose erano a questo punto, quando a Cesenatico ci fu il primo di un'altra serie di delitti.]

Nel giro di cinque giorni furono uccisi otto DJ. L'assassino, dopo avere accoltellato le vittime, aveva scarabocchiato con una biro nera i loro volti.

"Ho capito qual è l'origine degli scarabocchi" disse Gabriello dopo l'ottavo omicidio, folgorato da una delle sue prodigiose intuizioni etimologiche. "A uccidere le vittime è stato un fan dei Rolling Stones che odia i Beatles."

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"Me la spieghi, capo" disse Triburzi che non credeva alle proprie orecchie.

"Scarabocchio, Triburzi, deriva da un incrocio tra scarafaggio (dal francese escarbot) con l'italiano scarabeo. Lo scarabocchio, come in origine era chiamata la macchia d'inchiostro, ricorda la sagoma di uno scarafaggio. Ecco, guardi..." disse Gabriello mostrandogli un foglio su cui aveva fatto cadere una macchia d'inchiostro dalla stilografica.

"Scarabocchiando i volti dei DJ, il fan dei Rolling Stones ha voluto ricordare il suo odio per i Beatles che, come tutti sanno, significa scarafaggi. E uccidendo i DJ ha voluto lanciare un monito contro chi fa udire ancora la musica degli scarafaggi. Si vede che questi poveretti, ogni tanto, mettevano su dischi dei Beatles."

"Capo, ma scarafaggio in inglese è beetle e non beatle."

"Lo so Triburzi, ma anche se la parola è incrociata con il termine beat, il senso di scarafaggio rimane pur sempre. Bisogna arrestare tutti i fan dei Rolling Stones, Triburzi. Anzi: tutti quelli che preferiscono i Rolling Stones ai Beatles, asnche se non sono proprio fan, li arresti."

"I can't get no satisfaction" canticchiò Triburzi mentre usciva dalla stanza per impartire le disposizioni demenziali di Gabriello.

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Un giorno dopo l'ultimo omicidio, il 14 giugno 2007, si costituì l'assassina.

"Mi chiamo Albachiara Cinquetti. Ho ucciso io gli otto DJ perché tutti loro mi promettevano un futuro da cubista; ma quei bastardi, dopo avere avuto i miei favori, chiamavano altre cubiste e non rispettavano le promesse. Così li ho accoltellati e ho scritto sui loro volti quei contratti che non mi hanno mai fatto."

"Lei è una fan dei Rolling Stones?" domandò Triburzi ad Albachiara Cinquetti.

"No, io vado matta solo per Tom Waits."

"E per quale motivo si è costituita, visto che non era fra gli indagati?"domandò Triburzi. "Nessuno sospettava di lei!"

"Due giorni fa ho letto Il giovane Holden di Salinger e in quel libro c'era scritto chiaramente che dovevo costituirmi."

"Lo stesso libro" disse Gabriello "che aveva addosso Mark David Chapman, l'assassino di John Lennon, quando fu arrestato. Anche lui, richiesto di motivare il suo gesto omicida, sostenne di essere stato influenzato a farlo dalla lettura del giovane Holden di Salinger che considerava la sua guida spirituale.

Avevo o non avevo ragione a collegare il caso con i Beatles? Inoltre, Triburzi, l'assassina è venuta da noi senza bisogno di rincorrerla. E' rotolata giù fino qui, da sola, come una pietra. Like a rolling stone. La mia intuizione sul rapporto tra Beatles e Rolling Stones si è rivelata giusta anche questa volta."

"Like a rolling stone è di Bob Dylan, capo" osservò Triburzi. "E a fare una cover di questo pezzo sono stati i Rolling Stones."

"Sì, ma John Lennon diceva che la strada l'ha sempre indicata Bob Dylan. Perciò tutto torna."

[Squillo di telefono]

- Capo è sempre la signora lefty333boy: dice che Maria Strofa è ricomparsa. -

- Yesterday? - domandò Gabriello.

- Yesterday - confermò Triburzi.

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domenica, 03 giugno 2007

l'ira di Calpurnia

 

Postilla al post precedente le ragnatelle:  se Carmelo Bene era apparso alla Madonna, lefty333boy va oltre e appare a sé stesso come la Madonna di Civitavecchia. E piange sangue!

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[Calpurnia Salgari in una fotografia di SENZAQUALITA]

Se l’etimologia rappresentava la fonte di indagine principale nella professione dell’ispettore Gabriello, questa disciplina lo ostacolava però nella vita privata provocandogli una serie di piccole e grandi nevrosi che turbavano lui, personalmente, e chi gli stava vicino.

Il vero motivo per cui Gabriello non si decideva a sposare Calpurnia Salgàri era rappresentato dal fatto che non poteva pensare all’anello senza un moto di disgusto.

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"Anello" rimuginava Gabriello" deriva da ano che in latino significa cerchio. L’idea di sposarsi e di infilare l’anello nell’anulare (di infilare cioè un culetto nel dito culare) gli sembrava così sconveniente che trovava sempre una scusa per rimandare la cerimonia. "Sposarsi" aggiungeva "è davvero come mettersi un dito su per il culo."

Anche chiamare fede l’anello non era una gran soluzione, visto che l’ispettore Gabriello era profondamente anticlericale: pur adorando il cappuccino, non riusciva mai a ordinarlo, al bar, senza farsi venire in mente il saio dei cappuccini il cui colore dava il nome alla bevanda; sicché finiva sempre per prendere un latte macchiato.

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Una grande lite tra Calpurnia e Gabriello ci fu il giorno che l’ispettore murò l’abbaino dell’appartamento di Calpurnia con la scusa che lui non voleva abatini in casa a controllare i suoi movimenti.

Gabriello portava soltanto blue-jeans perché non riusciva mai a comprare un paio di pantaloni in un negozio. Dicendo pantaloni si sarebbe sentito un buffone: visto che il termine pantalone non è altro che il nome della maschera veneziana che li indossava.

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Ma quando Gabriello apprese che i blue-jeans si chiamano così perché sono la trascrizione inglese della parola bleu Gênes (fustagno azzurro fabbricato a Genova), lui, che era un simpatizzante della Sampdoria, smise di portarli e non era infrequente che andasse al lavoro con le brache del pigiama.

 

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Quel che non accadde il giorno in cui Gabriello si rese conto che il pigiama è una parola di derivazione araba (pae jamma significa in arabo veste da gamba); per timore di essere scambiato per un simpatizzante di Bin Laden (erano crollate le Twin Towers da una settimana), l'ispettore girava per casa soltanto con un paio di slip; i boxer (boxer shorts: calzoncini da pugile) li detestava perché era contrario al pugilato.

Ancora più difficile, a causa dell’etimologia, era la convivenza con Calpurnia che soffriva di leggere eruzioni cutanee. Quando Gabriello vedeva un foruncolo sul viso di Calpurnia sentiva l’impulso irresistibile di arrestarlo, mettergli le manette e condurlo in carcere; finché perdurava il foruncolo, Gabriello si rifiutava di baciare Calpurnia per non sentirsi connivente con un malfattore; e la situazione non migliorava nemmeno se Calpurnia gli diceva "ho l’acne".

"Acne" osservava Gabriello "è una parola entrata clandestinamente nel linguaggio italiano. Si tratta di un’errata trascrizione della parola acme. Una parola intrusa, fuorilegge, che non ha il visto per rimanere."

"Gabriello" gli disse un giorno Calpurnia, perdendo la pazienza per le troppe nevrosi di Gabriello "ti restano due soluzioni: o vai da un ferramenta o ascolti tutti i dischi di Miles Davis".

"Che significa?" domandò Gabriello. "Ferramenta? Miles Davis."

"Che vai dal ferramenta per le seghe e ascolti Miles Davis per quando hai voglia di trombate. Con me, Gabriello, hai chiuso."

[Per foruncolo e abbaino vedi qui e qui]

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martedì, 29 maggio 2007

il serial killer degli inchiostri

 

 

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IL SERIAL KILLER DEGLI INCHIOSTRI

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[Il diciassettesimo caso dell'ispettore Gabriello del Cesenatico Police Department]

A Cesenatico, nel giro di un mese, furono uccisi otto cartolai.

"L’assassino" riferì Triburzi "ha immobilizzato le vittime, e poi le ha costrette a bere inchiostro di china finché non sono scoppiate."

"Triburzi, legga qui ad alta voce" disse Gabriello mostrandogli lo schermo del computer.

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"Mèid in Ciàina" disse Triburzi.

"Vabbè, la pronuncia può andare... E ora legga, qui!"

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"La china. Tecniche ad inchiostro."

"Triburzi ora mi spieghi perché lei la prima volta ha letto ciàina."

"Perché è inglese" rispose Triburzi.

"Bene. In tal caso, però, non capisco perché lei, in seguito, abbia letto china. O lo legge in italiano o lo legge in portoghese."

"Non capisco" fece Triburzi.

"L’inchiostro di china si chiama così perché è un inchiostro che proviene dalla Cina, ma la pronuncia italiana china la si deve a un’errata lettura che si è fatta della parola portoghese China: volendo leggerlo nella sua lingua d’origine, si sarebbe dovuto dire inchiostro di scina, così come lei in inglese dice ciàina.

Ora, Triburzi, o lei dice inchiostro di scina o dice inchiostro di Cina. Che ciazzècca non dirlo né in italiano né in portoghese? Che mostro è questa parola china? Che straminchia mi significa? Fa andare fuori dai gangheri me, si figuri un portoghese.

"E dunque?" chiese Triburzi.

"L’assassino è un portoghese incazzato che si è stufato di sentire dire inchiostro di china e ha fatto fuori i cartolai. Se si dice mèid in ciàina, ha ragionato il portoghese, perché discriminare il mio popolo e leggere china invece di scina?"

"Minchia, capo, che analisi" disse Triburzi.

"Arresti tutti i portoghesi di Cesenatico" disse l'ispettore Gabriello.

Un mese dopo l’ultimo omicidio, si costituì l’assassino.

"Mi chiamo Rolando Persefoni. Ho ucciso io gli otto cartolai perché non mi volevano regalare il biglietto per la rappresentazione scolastica di fine anno di mia nipote Adelma. Io penso che tutti i parenti abbiano diritto a entrare gratis, specialmente se, come nel mio caso non possono permettersi il biglietto. Mia nipote Adelma recita splendidamente la parte che le è stata assegnata. Entra in scena solo una volta per dire Il pranzo è servito. Ma che pathos, che recitazione..."

"E perché si è costituito?" chiese Triburzi. "Noi cercavamo portoghesi."

"La prossima settimana lo spettacolo di mia nipote è rappresentato nelle carceri e io stavolta non voglio mancarvi per nulla al mondo; visto che sono un serial killer ne ho diritto!" rispose Persefoni.

"Che cosa le dicevo, Triburzi?" esultò Gabriello "L’assassino è un portoghese, uno di quegli individui che vogliono assistere alle rappresentazioni senza pagare. Il portoghese si chiama così perché nel secolo XVIII l’ambasciatore del Portogallo a Roma organizzò una grande festa per i suoi connazionali affittando il teatro Argentina: all’ingresso era sufficiente dire di essere portoghese per entrare gratis. La mia intuizione etimologica non ha fallito nemmeno stavolta. Un portoghese avevo detto, e un portoghese è."

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"Non ho ancora capito una cosa" chiese Triburzi all’assassino, infastidito dall’entusiasmo di Gabriello. "Perché usare l’inchiostro per uccidere le vittime?"

"Lo spettacolo in cui recita mia nipote si chiama Su una brutta china rispose il portoghese. "Visto che non volevano regalarmi il biglietto, gliel’ho data io la brutta china a quei bastardi dei cartolai."

"Si dice scina oppure cina" commentò sarcasticamente Triburzi allargando le braccia (fosse per un gesto di disappunto o per disegnare nell’aria la circonferenza del culo dell’ispettore), mentre Gabriello si avviava gongolante alla conferenza stampa annunciando la cattura del portoghese...

 

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[Calpurnia Salgàri fotografata da SENZAQUALITA]

 

gif 1 e 3 di  Blogger:   L0STANGEL 

postato da: MariaStrofa alle ore 09:00 | link |
categorie: etimi e timi, gabryella senzaqualità, ispettore gabriello
martedì, 22 maggio 2007

la porcellona di porcellana

 

ANTEPRIMA

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LA SERIAL KILLER DELLE CERAMICHE

 

[IL SEDICESIMO CASO DELL'ISPETTORE GABRIELLO DEL CESENATICO POLICE DEPARTMENT]

A Cesenatico, nel giro di un mese, furono uccisi otto uomini di varia estrazione sociale.
 
“Le vittime" riferì Triburzi "sono state sgozzate con un un grosso frammento ricavato da un piatto di porcellana e accanto a ogni cadavere c’era un biglietto con scritto Morte di porcellana. La porcellona."
 
“La porcellona che uccide con la porcellana” disse Gabriello.
.
“Capo, proprio ieri sera sfogliavo per caso un dizionario etimologico e ho visto che c’è collegamento tra porcellona e porcellana. La porcellana è un mollusco, e sul fatto che si chiami porcellana ci sono due ipotesi: o perché la conchiglia ha la forma di un porcellino, così:
 
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 .
o per il fatto che il mollusco assomiglia alla vulva della porcella.
.
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.
In seguito, sono state chiamate porcellane i primi oggetti importati dalla Cina perché assomigliavano al guscio del mollusco.
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Non mi stupirei se la porcellona che uccide con la porcellana fosse una donna di Faenza, città nota per l’arte della ceramica."
 
“Bravo Triburzi, proprio così. Tuttavia...
 
“Tuttavia?”
 
“Il frammento del piatto” disse Gabriello, soppesandolo a lungo “non è di porcellana ma di maiolica. Vede com’è smaltato? La maiolica è molto più smaltata della porcellana. Ora, la parola maiolica deriva dall’isola di Maiorca, chiamata prima Maiorica poi ipercorretta in Maiolica, isola spagnola dalla quale provenivano gli oggetti smaltati. Se è davvero una donna ad avere ucciso, deve trattarsi di una spagnola residente a Faenza che ha voluto rivendicare, con questi delitti esemplari, il primato della maiolica sulla ceramica."
.
[...]
.
“Calpurnia, preparami la valigia che devo trasferirmi a Faenza."
.
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[La valigia di Gabriello]
 
“Ma che cosa vai in giro?” disse Calpurnia “tanto gli assassini vengono sempre da te a costituirsi.”
 
Calpurnia aveva ragione: perché mentre l’ispettore Gabriello e Triburzi erano a Faenza, l’assassina si costituì a Cesenatico. E nemmeno al comando della polizia ma proprio a casa di Calpurnia.
 
“Spagnola?” domandò Gabriello prima ancora di sentire la donna.
 
“No” rispose Calpurnia.
 
“Di Faenza?” domandò Triburzi.
 
“Nemmeno” disse Calpurnia. "Ma lasciatela parlare."
.
 
 
“Mio nome Admeta Bardusci, io albanese d’Albània. Ucciso io otto porci perché puttana a Rimini e loro veniva da Cesenatico e me ha trombato e scappati senza pagare. Ma mentre io faceva pompino a clienti, con mano sfilavo portafogli da pantalone, da portafogli sfilavo carta d’identità e mettevo sotto piega materasso. Chi non pagava tenevo carta e loro non denunciava mai perché paura dire che andava a puttane. Così venuta a Cesenatico e fatti fuori tutti. Loro fottuto me due volte, io fottuto loro una volta ma per sempre. Polizia costretto mia padrona di casa darmi sfratto e io preso grossa vaginite perciò non più possibile lavorare. Anche assesso qui, vede?” disse Admeta Bardusci spalancando la bocca “Nemmeno pompino può fare. Niente più boccafìga. Così meglio prisione. In prisione io va a imparare arte ceramica.”
 
“Porcellana?” domandò Triburzi.
 
“Maiolica?” domandò Gabriello.
 
“No, ceramica di Capodimonte come piatto assassino” rispose Admeta Bardusci. “Piatto regalo di mia collega di Capodimonte... Io costituita da te, Gabriello, invece che dai carabini solo perché molto simpatica Calpurnia, letto di lei sui giornali. Prima che tu arrivi noi parlato molto. Perciò mi raccomando, ispettore, tu sposare Calpurnia” disse Admeta rivolgendo uno sguardo minaccioso a Gabriello mentre gli agenti la portavano via.
.
 
“Capo, nessuno di noi due si prende il merito, stavolta.”
 
“Se nessuno può prenderselo, faremo come quelli di Faenza” disse Gabriello.
 
“E come fanno quelli di Faenza?” chiese Triburzi.
 
“Fanno senza” rispose un imperturbabile Gabriello.
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La valigia di Gabriello è un disegno di Blogger:  cominciare
 
gif 1 e 2 di L0stangel Blogger:
 
Il certificato araldico di Gabriello è di madeinfranca Blogger:
 
Grazie a lefty333boy  Blogger:  per il suo dipinto, immagine 9
postato da: MariaStrofa alle ore 09:34 | link |
categorie: etimi e timi, ispettore gabriello
martedì, 15 maggio 2007

il serial killer delle infermiere

 

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IL SERIAL KILLER DELLE INFERMIERE

 

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[Il quindicesimo caso dell'ispettore Gabriello del CESENATICO POLICE DEPARTMENT]

A Cesenatico, nel giro di un mese, furono uccise a colpi di bastone otto infermiere.

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"Ci sono! " disse Gabriello dopo l'ottavo omicidio. "L'assassino è un imbecille."

'Sarà mica stato lei, capo?' avrebbe tanto desiderato domandare Triburzi. "Mi speghi perché" si limitò a dire.

"Mi segua, Triburzi. Le infermiere lavorano all'ospedale, giusto? Tra batteri e bacilli; e sono state uccise con un bastone. Ora, le parole bastone, bacillo, batterio e imbecille sono tutte accomunate dallo stesso etimo. I greci, dalla radicale bak, hanno creato la parola bάktron che significa bastone. Da bάktron fecero il diminutivo baktérion (batterio: che significa bastoncino): agli occhi degli scienziati i microorganismi apparivano appunto come tanti bastoncini.

I latini, invece, sempre dalla stessa radicale bak, crearono la parola baculum (bastone) col diminituvo di bacillum (bastoncino-bacillo).

Ancora i latini, volendo creare un aggettivo che esprimesse il concetto di persona debole, ricorsero all'immagine di una persona priva di bastone. Presero il bacillum, e con il prefisso privativo in crearono in-bacillum. Da in-bacillum attraverso variazioni fonetiche si arrivò all'aggettivo imbecillis che significa debole, fiacco.

Il concetto, poi, fu trasferito dal campo materiale a quello intellettuale. Imbecille è oggi un buono a nulla, un insulso, una persona che non ha un bastone morale o intellettuale. Triburzi, arresti tutti gli imbecilli di Cesenatico!"

Un mese dopo l'ottavo omicidio, si costituì l'assassino.

"Mi chiamo Ottavio Pirotti. Alcuni mesi fa mi sono convertito alla religione israelita e ho deciso di farmi circoncidere. Al risveglio dall'operazione, mi fu detto che ero rimasto impotente perché, durante l'intervento, un'infermiera aveva fatto un movimento maldestro urtando il chirurgo, e il bisturi per poco non mi recideva il pene... Rimasi sotto i ferri per dieci ore, me lo riattaccarono abbastanza bene ma non si è mai più drizzato."

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"Un imbecille nel fisico! Avevo visto giusto" esultò Gabriello. "Lei ha usato il bastone perché sapeva l'etimologia di imbecille, bacillo e batterio?"

"Ma nient'affatto. Ho usato il bastone per fare soffrire di più le vittime!"

"E perché si è costituito?" domandò Triburzi.

"Mi sono pentito" rispose laconicamente l'assassino.

"Non mi convince" disse Triburzi. "Capo, non vorrei che di recente un'infermiera fosse stata trasferita dall'ospedale alle carceri e che questo imbecille, avendola identificata come la responsabile della sua impotentia coeundi, si sia costituito sperando di farla fuori."

"Un attimo che vado di là a fare una telefonata" disse Gabriello.

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"Bravo, Triburzi, proprio così" sorrise Gabriello rientrando nel suo ufficio. "Come lei supponeva, un'infermiera che lavorava in sala operatoria, è stata trasferita, per motivi disciplinari, nelle carceri. Deve essere lei. Fra l'altro, l'infermiera si chiama Malagrazia Bastoni."

L'assassino non riuscì a contenere un moto di stizza per essere stato scoperto.

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"Capo," disse Triburzi "stavolta, comunque, è stata soltanto fortuna e l'etimologia, qui, non c'entra per nulla."

"Un attimo, Triburzi... Che mestiere fa, lei?" domandò Gabriello all'assassino.

"L'importatore di piselli" rispose Ottavio Pirotti.

"Triburzi, dove stanno i piselli prima di essere raccolti?"

"Nel baccello."

"Bravo Triburzi. Il baccello è un piccolo bastoncino e la parola baccello deriva da bacillum. E, mi dica ancora, Triburzi: dove ha subito l'operazione il nostro assassino?"

"Al pisello!" rispose il viceispettore.

"Perfetto: il pisello sta nel baccello. L'infermiera Malagrazia Bastoni ha rovinato il pisello del Pirotti. Il bastone è l'arma dei delitti e tutte le parole dell'indagine appartengono alla stessa famiglia: batterio, bacillo, baccello, il suo essere imbecille nel costituirsi, e, alla fine, anche il pisello, che è un piccolo bastone; cioè... quando funziona bene, lo è di sicuro... Nulla sfugge all'inesorabile concatenazione delle mie indagini etimologiche" concluse l'ispettore Gabriello grattandosi giulivo il pisello.


 

[Immagine 2 fornita da DianaLove, gif 1 di L0STANGEL]

postato da: MariaStrofa alle ore 15:18 | link |
categorie: etimi e timi, ispettore gabriello
mercoledì, 09 maggio 2007

pizza alla palombaro

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IL SERIAL KILLER DEGLI ETIMI INCERTI

[Il quattordicesimo caso dell'ispettore Gabriello del Cesenatico Police Department]

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