Perché si diventa scrittori? Ma, soprattutto, che cosa fa diventare grandi scrittori?
C'è un comune denominatore riscontrabile in Paolo Ferrucci, Cervantes, Dio Stoevskij, Sterne, Proust, Boccaccio, George Eliot, Flaubert, Charlotte Brontë, Jim Thompson, Georges Perec, Gadda, Carson McCullers, Dorothy Parker, Cronomoto, e tanti altri che, soltanto lacune di memoria e il poco spazio, mi impediscono di citare?
Si tratta di un talento innato o sono le circostanze sociali che favoriscono la vocazione?
Benché non sia facile dare una risposta generale, questa rubrica si occuperà di spiegare i misteri che hanno dato origine ai più grandi talenti di tutti i tempi.
Cominciamo con un immenso scrittore russo. Lo studio delle condizioni che ne hanno favorito lo sviluppo artistico nasce dalla collaborazione con
tendarossa, uno slavista sardo, nipote di un sardista russo, che si è posto per primo questo arduo problema ed è riuscito a risolverlo con una brillante intuizione, trovando nei rapporti famigliari dello scrittore la spiegazione di tutto.
Avendomi tendarossa comunicato questa mirabile intuizione, ho potuto fare ricerche in proposito e ho trovato documenti incontrovertibili, a supporto, che dimostrano come assolutamente inoppugnabile la tesi dello slavista sardo.
Nell'immagine che rappresenta l'adolescenza dello scrittore,
vediamo che la mamma riprende aspramente il figliuolo, ammonendolo che a forza di toccarsi continuamente (Antonuchka, niet, niet, troppe pugnettev, masturbazia disgrazia), il piccolo Anton Pavlovič sarebbe diventato, come poi divenne, Čechov .