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venerdì, 19 ottobre 2007

quando cacasenno inventò il blog

C’era una volta, verso la fine del ventesimo secolo, l’epoca storica chiamata Ognunofacciailpropriomestière.

I pittori facevano i pittori, gli scrittori gli scrittori e i registi i registi: gli ammiratori d'arte gli ammiratori d'arte, i lettori i lettori e gli spettatori gli spettatori.

Improvvisamente accadde una rivoluzione, e all’epoca Ognunofacciailpropriomestière successe l’epoca Interattiva.

Nelle mostre di pittura, tutti entravano con grandi tele sottobraccio ed erano disposti a dare giudizi sulla mostra soltanto se il pittore era disposto ad ammirare le loro croste.

Ai registi non bastava più fare film e aspettare gli incassi e le critiche: per avere ritorni economici e commenti dovevano, prima della proiezione, passare ore e ore in una saletta a visionare tutti i filmini degli spettatori: filmini di matrimonio, filmini delle vacanze, filmini degli animali domestici, compresi pompini e leccate di figa famigliari.

E agli scrittori non bastava più pubblicare un libro: dovevano, a condizione di venderlo e pubblicarlo, leggere tutti i manoscritti dei lettori interessati al libro.

Mentre nell’età Ognunofacciailpropriomestière chi era interessato di pittura, regia e scrittura, aveva ruoli ben definiti, nell’epoca interattiva tutti erano diventati pittori, scrittori e registi. E anche coloro che scrivevano dei propri foruncoli potevano fregiarsi del titolo di diaristi e memorialisti.

L'età degli AUTORI. Tutti autori: la democrazia perfetta, l'uguaglianza assoluta.

Nelle mostre entravano ormai pochissime persone e al di fuori si sentivano esternazioni di questo tipo:

Il pittore non vuol vedere i miei quadri, perché dovrei vedere i suoi?

Ed ecco allora che le persone si sloggavano, guardando di sguincio attraverso i vetri, oppure si anonimizzavano rendendosi invisibili e riuscendo a guardare la mostra senza essere notati e senza dovere mostrare alcun tipo di reazione.

I registi non avevano più pubblico: nessuno andava più al cinema perché i registi non avevano tempo (il loro tempo andava tutto per fare i film) per visionare i filmini degli spettatori.

E gli scrittori non avevano più tempo di scrivere: dovevano, per essere sicuri che qualcuno leggesse le loro opere, leggere i manoscritti di tutti.

- Ma allora, cazzo, - disse un genio di nome Cacasenno - se le cose stanno così, che per essere considerati bisogna considerare, troviamo un’altra forma intermedia di comunicazione in cui tutti siano titolari e autori e fruitori allo stesso tempo, un sistema in cui chiunque, sia che parli del proprio micino, della vaginite del proprio criceto, o faccia pezzi estetici o vagamente artistici, sia considerato di fatto autore a pieno titolo.

E Cacasenno inventò il blog: ora sì, finalmente, che anche la scrittrice che parlava delle sue mestruazioni, della brioscia che aveva mangiato alla mattina, aveva lo stesso diritto di reclamare l’attenzione di ognuno. Tutti autori, tutti a medesimo titolo fabbricatori di prodotti da valutare.

Rapporto 1:1

Ci fosse stato Dostoevskij vivo avrebbe dovuto commentare, per avere un lettore, la fuffina fuffosa micina pelosa.splinder.com

Una seconda rivoluzione fasulla dopo quella operata dal cristianesimo, avrebbe tuonato Nietzsche. Tutti finalmente scriba, come aveva predetto Cortàzar.

Era nato il blog: la forma di comunicazione in cui tutti sono autori e spettatori allo stesso tempo; ma sono spettatori - si intende -  se al contempo sono riconosciuti come autori: senza più suddivisione di ruoli. Vuoi avermi come spettatore, critico, visitatore? Devi essere mio spettatore.

- Ma vaffanculo! - disse qualcuno sul suo blog - Questa forma di comunicazione è profondamente malata. Ci sono soltanto autori che si leggono fra loro: non esiste più come un tempo una classe di consumatori puri. Chi si logga, tranne rare eccezioni, fa subito un blog. Il blog è nato malato, molto malato. Ma vaffanculo: se sei malato, crepa!

- Bravo, bel blog: passa da me - gli rispose un tale leggendolo.

postato da: MariaStrofa alle ore 22:20 | link |
categorie: biscotti

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