Dopo circa quattro mesi di esperienza mi viene da dire che nonostante tra i portatori di blog ci siano persone splendide, la natura stessa del mezzo li trasforma in orribili mostri.
Non mi vengono in mente altre forme di comunicazione o di spettacolo in cui la rappresentazione costringa a un movimento circolare e altrettanto pietoso di do ut des.
Come se uno scrittore fosse costretto per continuare a vendere libri a leggere e a comprare quelli dei suoi lettori. O che un attore dovesse andare da ognuno dei suoi spettatori per assistere alle recite di condominio. In caso contrario, la prossima volta, il teatro sarà vuoto o il libro non venderà nemmeno una copia.
La presunta democratizzazione della rete dà l'illusione a tutti di essere protagonisti, ma è un protagonismo ben triste visto che alla fine la popolarità da condominio la si misura in numero di commenti ricevuti.
La natura stessa del blog, poi, non è affatto dialogica né dialettica. Nel post si lasciano santini come a San Gennaro, o corone di fiori come all'oracolo di Delfi. Il blog non è dialettico: è votivo.
I due blog che preferisco in assoluto (e che non cito per non mettere in difficoltà nessuno) hanno una media di due, tre, quattro commenti al giorno: e il motivo di questo non si riferisce alla scarsa qualità. Si riferisce alla decisione dei portatori di blog di non sollecitare commenti tramite la logica del do ut des.
Qualche mattina, facendo esperimenti da laboratorio, ho commentato un centinaio di blog dicendo stronzate assurde; dopo due o tre ore avevo ricevuto in risposta un ottanta percento di commenti.
Il commento, poi, o il mancato commento diventa una specie di arma punitiva. Ci sono i cagarotti e le cagarotte che non commentano i blog con molti commenti perché non vogliono mescolarsi alla massa: quei tristissimi blog dove i titolari sembrano avere inventato loro la lettura dei libri così come si dice che ogni donna che se la tira ha inventato la figa in quel momento.
Blog pseudo elitari, circoli bocciofile di lettori o lettrici di libri, che celebrano i loro misteri eleusini alla stregua delle signore bene che per il loro tè rancido invitano soltanto pensionati e pensionate d'élite.
Del tutto comici poi quei portatori di blog che si vantano di avere pochi commenti; magari ne hanno uno o due ma nemmeno loro hanno la forza di cancellare il commento plastificato: bel blog, brava, bravo.
Tragici invece quegli sfigati che non se li caga nessuno e vomitano ogni giorno la loro bile a commento zero.
La logica di scambio all'interno dei blog non mi interessa più, né so se mi interessi scrivere ancora per mandare qualche messaggio in bottiglia: per divertire e intrattenere anonimi che nemmeno conosco. Sentimentalmente e sessualmente sono a posto sin da quando ho cominciato: non ho bisogno di tenere un blog per cuccare.
Il blog è uno strumento dittatoriale frazionato e moltiplicato in centinaia di migliaia di unità. Una popolazione di anonimi diventati star, editori e protagonisti che, senza nessun talento, si sentono artisticamente uguali a chiunque. La letteratura e lo spettacolo non sono mai stati democratici; ma il blog è riuscito a creare l'oscenità di passare direttamente dalla poca democrazia alla dittatura dei tutti.
I molti commenti che ho ricevuto non dipendono dalla qualità del mio blog: dipendono dal fatto che, volutamente, ho fatto centinaia di migliaia di pisciatine in giro che mi sono ritornate.
Dice Samuel Johnson: Solo uno sciocco scriverebbe se non per denaro.
Aggiungo io: solo uno sciocco scrive gratis o per ricevere un commento a condizione di avere fatto un commento a chi ti commenta.
Non scrivetemi in email perché non rispondo a nessuno.