Aleardo Filarini era un dongiovanni del tipo bastacherespìri-noi-'nabòtta-celadiàm.
Aleardo Filarini incontrò Arnolfa Cesarani dal tabaccaio sotto casa. Mentre uscivano, da un cespuglio bisunto di capelli a triple punte, all'Arnolfa cadde un fermaglio a forma di farfalla.
- Oh grazie, non mi sta mai su - disse Arnolfa ringraziando Filarini che si era piegato a raccogliere il fermaglio.
Arnolfa non era una bellezza; ma raramente gli uomini se ne accorgevano, diremo parafrasando l'incipit di Via col vento. Gli uomini non se ne accorgevano, nel caso di Arnolfa, perché appena la sua sagoma si profilava ai loro occhi distoglievano lo sguardo nell'mpossibilità di sostenerlo.
Tralasciando i momenti di quando lei si guardava allo specchio, è lecito dire che 'na figa così brutta non si era mai vista.
- Che bella farfalla, - disse Aleardo Filarini - lei ama le farfalle?
- O czì - risose Arnolfa che aveva mosce tutte le lettere dell'alfabeto, mica solo la erre.
- Io ho una splendida collezione di farfalle, vuol venire a vederla?
- Sbolentiero - rispose Arnolfa che, attraverso la chiostra di pochi denti gialli e irregolari in cui si salvava dalle otturazioni solo un dente del giudizio spezzato, intendeva dire volentieri.
Aleardo aprì la porta di casa, fece accomodare Arnolfa sul divano e in quel preciso momento, tutte le farfalle della collezione, alla vista di Arnolfa, se ne volarono via in preda al panico.
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