
[...]
- Ciao... ma sei davvero tu?...
- Sì.
- Il tuo è un blog bellissimo, e incontrarti è sempre stato il mio sogno. Auguro un buon 2008 a te e tutti i tuoi cari; un bacione.
M - Anche il nostro bambino, come il suo Coetaneo di Betlemme, è nato per compiere una missione universale: portare il blog a tutti.
G - A tutti?... A tutti tutti? Sei sicura?
M - Sì. Queste precise parole mi disse l'Angelo Giacomino durante l'Annunciazione, pregandomi di non fartene menzione sino a ora. Ma...
dove vai, adesso?
G - A chiamare Giuda. Se le cose stanno davvero così, non c'è un minuto di tempo da perdere.
[Voce fuori campo] - Che cosa stai facendo?
- Guardavo che cos'era. Ceci n'est pas une chocolate! Roba grossa: deve averla fatta certamente una mucca, oppure un'orsa. Io me la porto a casa. Siccome è un dono, visto che non devo pagarla e l'ho trovata, la fotografo, ci faccio un'immagine dono e la de-costruisco. I blog vanno matti per queste cose.
- Vado, ciao.
[Voce fuori campo] - Ma pensi davvero che questa roba possa interessare qualcuno?
- A nessuno, certamente!
[Foto ingrandita, qui]
- La ringraziamo davvero tanto per essersi offerto volontario. Noi di Sbrodolamenti, un'organizzazione universitaria per lo studio delle nuove forme di comunicazione e di interconnettività, vogliamo verificare come i blog modifichino la percezione psicologica e sociale delle persone. Ora le applicherò questo elettrodo sulla tempia sinistra, e sul monitor vedremo scorrere le immagini dei suoi pensieri principali.
Molto bene, lei è un uomo perfettamente normale. Non fa altro, nella sua vita, che occuparsi di figa e pallone. Come d'accordo, lei aprirà un blog e fra un mese tornerà per ripetere l'esperimento. Vedremo in quel caso se il palinsesto del suo cervello avrà subito modifiche sostanziali.
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UN MESE DOPO
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- L'esperimento è riuscito. Lei ha aperto un blog da solo un mese e, come rileva anche il monitor, non pensa più né alla figa né al pallone, ma soltanto a ricevere commenti. Se prima era il classico maschio notevolmente coglione, come lo è il novantanove virgola novantanove percento della popolazione maschile eterosessuale, adesso è rincoglionito del tutto.
- Grazie dottore, come posso sdebitarmi per questa grande scoperta?
- Lasci un commento sul nostro blog Sbrodolamenti.
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[Post gemellato con
questo
Se i tre moschettieri sono quattro,
in un matrimonio i due coniugi quanti sono?
Secondo Oscar Wilde, nel matrimonio per farsi compagnia bisogna essere in tre; due è come esser soli.
Ma secondo Ambrose Bierce, il matrimonio è una piccola comunità costituita da
un padrone
una padrona
e due schiavi:

in tutto due persone.
2 + 1 = 3 (Wilde)
2 + 2 = 4 = 2 (Bierce)
3Wilde - 2Bierce = 1 coniuge.
Dopo questi complicati calcoli, il risultato pare essere il seguente: se vuoi davvero essere solo, nella vita, spòsati.
Oppure, come disse ancora meglio Cechov: Se hai paura della solitudine, non sposarti.
[L'aforisma di Cechov mi è stato rammentato da kneff
]
Via da me, Gray, via! Io invecchio e tu rimani sempre giovane. Uccidendoti, invertirò i nostri destini. Muori, maledetto: vattene via dalla mia vita, via, via da me, Gray!
Se non c'è più la gioventù, non fate come lui. La soluzione per i vostri problemi non è via Gray ma
REGISTA - Il provino consiste in questo: devi recitare una battuta di una tragedia classica, a tuo piacimento. Sei pronta?
ASPIRANTE ATTRICE - Sì.
ASPIRANTE ATTRICE - Dall'Amleto di Britney Shake Spears, atto primo, scena prima, reciterò una battuta di Marcella Bella...
- C'è Scamarcio in Danimarca!
REGISTA - Per dirla bene l'ha detta bene, nevvero?
LEI - A che cosa stai pensando?
LUI - Mi chiedevo se avremo prima la crisi del matrimonio o quella del mutuo.
LUI - Amore, mi è venuta voglia di aprire un blog. Buonanotte.
LEI - Avresti fatto meglio a scoparmi, che ti lasciavo subito un commento.
Romeo - Siamo resuscitati.
Giulietta - Oh, sì.
Romeo - Com'è bello fumarsi un sigaretta dopo aver fatto all'amore.
Giulietta - Sì, e farsi le coccole.
Romeo - Essendo morti giovanissimi siamo diventati il simbolo dell’Amore.
Giulietta - Tu non hai fatto in tempo a darmi la lingua in bocca che sapeva di adesivo per la dentiera.
Romeo - A te non sono cascate le tette, niente cellulite nelle cosce e smagliature ovunque.
Giulietta - Nessun problema di prostata e Viagra per te.
Romeo - Idem per la tua menopausa. Non ti ho mai sentita dire “Ho mal di testa”.
Giulietta - Niente figli a romperci i coglioni.
Romeo - Io non ti ho mai tradita nemmeno con il pensiero e non mi sono fatto seghe in bagno guardando le litografie di Elena di Troia.
Giulietta - Io non ho avuto la consolazione di diventare vedova.
Romeo - Essendo morti giovanissimi siamo diventati il simbolo dell’Amore.
Giulietta - Abbiamo avuto un bel culo, o no? Che dici?
Romeo - […]
Giulietta - A che cosa stai pensando?
Romeo - No, eh? Non farmi queste domande femminili del cazzo.
Giulietta - Siamo resuscitati da pochi minuti e già mi dài addosso? Non ti piaccio più?
Romeo - Senti, Capuleti…
Giulietta - Se mi chiami per cognome, Romeo, significa che sei arrabbiato con me. E pensare che io te l'ho data subito, appena siamo resuscitati.
Romeo - Torniamo a dormire nel sonno eterno, Capuleti, perché mi hai già rotto le palle.
[Voci dall’oltretomba]
Romeo - Ecco, parla. Oh, parla ancora, angelo splendente!
Giulietta - O Romeo! Romeo! Perché sei tu Romeo?

LUI - Dal primo giorno che ti ho vista ho capito che ti aspettavo da sempre. Ah, se Zeus che tagliò in due gli ermafroditi avesse cuore di mostrarmi l'espressione del suo stupore nel ravvisare che ci siamo trovati ricostituendo l’organismo originario, e trovasse mai, il padre degli Dei, il coraggio di ammettere quanto inutilmente si sia dato pena, folle, folle Zeus, nel volerci disperdere. E, credi, non è conseguenza di miraggio o incantamento se io vedo te in me e me in te… la tua identità come un alter ego, dapprima, e ora, in virtù di inesorabile affinità elettiva, destinata a non essere più altra da me bensì a fondersi per sempre con la mia. Né sono i miei occhi accecati dal processo di cristallizzazione di cui parla Stendhal, no: ciò che amo in te è ciò per cui io, fatto della tua stessa sostanza, sono condannato - oh, ma quale sublime condanna - ad amare. Tu non sei il mio prossimo che io debba evangelicamente amare perché già amo te in me stesso, la metà perduta e ritrovata, l'essere che mai da me non fia diviso. Amo tutto di te: la grazia dei tuoi sospiri, il profumo dei tuoi capelli, il sussulto dell’anima che si fa luce nei tuoi occhi come a voler allontanare la resipiscenza di infiniti abissi...
LEI - Mi hai convinta, sai? Facciamoci pure ‘sta scopata.
- [...] Il bacio è un apostrofo rosa fra le parole t'amo.
[voce fuori campo] - Sì, e 'sti cazzi sono blu tra le parole andate a fare in culo.
ATTORI - Che cosa c'è che non va?
REGISTA - Siete saliti sul Cirano sbagliato, deficienti. Dobbiamo rifare la scena.
[...]
LEI - Mi ameresti anche se fossi pelata, senza più denti, se pesassi duecento chili... e se avessi tutte le gambe sformate dalla cellulite o piene di vene varicose?
LUI - Oh, amore mio... io ti amerei di più, molto di più.
LEI - Ripètilo.

LUI - Perché?...
LUI - Per me è venuta bene, così. Vero, regista?
REGISTA - Sì, non c'è alcun bisogno di ripetere: buona la prima.
- Placenta... liquido amniotico...
- Io faccio ritorno all'utero.
- No, ti prego, no!
- Noo...
- Quando smetterai di scambiare la realtà con i tuoi desideri?
[...]
LEI - Quando ci siamo conosciuti, amavi tutto di me. Hai anche detto che ti piaceva Baglioni.
LUI - Non ti ho mai mentito: io credevo che tu parlassi del Grand Hotel di Firenze.
[...]