Ronf... ronf...
Dica 33!

Ora dica 445!
Lei è sano come un pesce, Molière!
Mi faccia vedere la lingua.
Come sto, dottore?
Lei sta Migliorini, molto Migliorini!

[Dal romanzo Doppio sogno di Schnitzler, Stanley Kubrick ha realizzato il film La capanna dello zio Tom Cruise]
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SENZAQUALITA |

"Pistola a Struzzo"
(XXI. sec.)

"Camaleone"
(XIX. sec.)

"Pippocampo

"Squalobus"
(XX. sec.)

"Ratweiler"
(XVIII sec.)

"Ocarina"
(XIX sec.)

"G.U.F.O."
(XXI sec.)

"Cicagna"
(XVI sec.)
Immagini tratte dalla categoria Stranavanserraglio di
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Decablog |
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Rendo anch'io omaggio a decablog con l'immagine di un prodigioso animale:
Se questo è un colibrì, ecco a voi, siori e siore:
il colìbri.
Muta l'accento nel nome ma non muta certo la levità aerea del mio volatile che, come tutti possono vedere, non ha nulla da invidiare al primo.
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Che il legno sia un materiale vivo, tanto vivo che addirittura parla, è attestato da secoli di tradizione letteraria. I casi più sensazionali sono quelli del cespuglio di fuoco che parla a Mosè (Esodo, 3), di Polidoro nell'Eneide (canto III), di Pier delle Vigne nella Divina Commedia (Inferno, XIII) e, naturalmente, di Pinocchio.
A questi legni parlanti, se ne è aggiunto di recente un altro: il burattino Masturbìno. Ecco come feci la sua conoscenza:
Stavo mettendo un pezzo di legno nel camino
quando detto pezzo di legno
- con voce un po’ legnosa -
così mi si rivolge:
"Maria, perché vuoi farmi del male?"
"Pinocchio!" ho urlato io per l’emozione.
"Ma che Pinocchio" fa lui.
"Pier delle Vigne?"
"Eh?"
"Polidoro?" insisto.
"Ma che Piero e Polidoro. Sono il ragionier Orazio Besnutti."
Dopo avergli stretto un piccolo rametto, in segno di saluto,
gli ho chiesto:
"E chi è stato a trasformarti così?"
"Mi sono fatto troppe seghe" ha risposto il ragioniere.
Il ragionier Orazio Besnutti mi ha raccontato che si era innamorato della sua segretaria, soltanto che aveva anche una moglie e non si decideva mai a scegliere fra loro.
E’ finita che nessuna delle due gliel’ha più data
e lui, a forza di seghe, si è indurito e indurito fino a diventare un pezzo di legno.
(Deve essersene fatte un bel po' per ridursi in quello stato.)
"Aiutami, Maria!" mi ha supplicato "Liberami."
"Certo" gli ho detto io.
Sono andata da un falegname (un sordomuto molto abile)
e gli ho chiesto se di questo pezzo di legno che era stato un uomo mi faceva un burattino.
E mi sono raccomandata che, a differenza di Geppetto, lo facesse con la bocca chiusa.
Adesso il burattino Masturbìno riposa silenzioso in un cassetto.

[Immagini dal mediablog di pipopipo21]
Romanzo scemeggiato in una mossa:
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Romanzo scemeggiato in due mosse:
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Romanzo scemeggiato in 3 mosse:
Avevo comprato da un antiquario una vecchia lampada a olio.
Ero lì che la lucidavo quando uscì un gran fumone dal beccuccio. Aprii la finestra e vidi che sul tavolo della cucina c'era un ometto seduto che mi guardava. Indossava una canottiera, calzoncini corti, calzini bianchi a mezza caviglia e un paio di sandali da frate. Aveva anche un riporto che gli andava da un'orecchia all'altra.
"Sei il genio della lampada?" gli domandai.
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Mi rispose che non era un genio e che non era mai stato in una lampada.
"Non sei saltato fuori di lì?" gli chiesi indicando la lampada che avevo comprato.
"Ma quella è una teiera" disse lui..
"Una teiera?"
"Sì, l'antiquario ti ha ingannata. È un disonesto. Pensa che una settimana fa ha venduto un Antonio XXXIII facendo credere che fosse un Luigi XIV."
"Antonio XXXIII?"
"Il trentatreesimo pezzo che gli ha fatto un falegname falsario di nome Antonio."
L'ometto mi spiegò che pur essendo stato strofinato più volte dall'antiquario non era mai uscito avvalendosi della facoltà concessa ai dèmoni di rinnegare un padrone.
"Ho avuto ugualmente fortuna" dissi. "Genio della lampada o della teiera a me va bene uguale. Non càpita tutti i giorni di avere un genio a disposizione."
"Genio è una parola grossa" rispose l’ometto. "Vivo dentro una teiera proprio perché sono tutto tranne che un genio. Oddio, non sono nemmeno un imbecille... ma genio no di sicuro."
"Ma se io esprimo un desiderio tu riesci a realizzarlo?"
"In un certo senso ci riesco" mi spiegò lui "soltanto che, non essendo un vero genio, ho una sensibile limitazione di poteri. L’ultimo padrone dal quale sono stato mi aveva chiesto un sacco di grana per diventare ricco e io..."
"E tu?..."
"Gli ho fornito un contenitore di juta pieno di Parmigiano Reggiano. Di meglio non mi è riuscito... Una bambina voleva conoscere Aladino, quello delle mille e una notte, ma quando ha detto voglio Aladino mi è saltato fuori l’Aladino, sì, ma era quel cazzo di cordless della telecom che funziona un giorno e una notte su mille.

Non intendo spaventarti ma se esprimi un desiderio, e le cose non riescono, ti sarà impossibile tornare indietro. Quanto più grande il desiderio tanto più terribili le conseguenze del fallimento. Penso a quella signora che mi aveva chiesto una vita più lunga possibile. Porella: era una gran bella donna ma la vita e i fianchi le si sono allungati così tanto che il culo le è finito quasi per terra a ridosso dei talloni. Una cosa mostruosa! Le tocca lavorare al circo insieme con la donna cannone."
"Non voglio niente" gli ho detto "rientra pure nella teiera che va bene così."
"Mi è impossibile: se non esprimi un desiderio ti tocca tenermi con te per tutta la vita... Ovviamente stai tranquilla perché, anche se non sono un genio, sono educato e, pur vivendo in casa tua, non ti toccherò nemmeno con un dito."
Non c’è amica che mi creda quando le racconto che mio marito è saltato fuori da una teiera. Dicono che sono matta, che voglio prenderle in giro e così ho rinunciato a convincerle. I mariti sono l’argomento principale delle nostre conversazioni. Ecco che cosa dicono le mie amiche dei loro mariti.
"Mio marito vuole che mi metta le autoreggenti ma lui ciondola tutto il giorno fra casa e giardino in canottiera, calzoncini corti, calzini bianchi a mezza caviglia e un paio di sandali da frate..."
"Mio marito non è certo il genio che credevo..."
"Io voglio una cosa e stai sicura che mio marito o vuole il contrario o me ne fa avere un’altra."
"Mio marito non mi tocca più nemmeno con un dito."
"Quando ho conosciuto il mio, mi ha avvolta in un gran fumone di parole: viaggi, attenzioni, sono così, farò cosà, ti amerò così ti amerò cosà: poi, dopo che gliel’ho data, si è rivelato un ometto tutto diverso da quel che sembrava."
Quando sento parlare le mie amiche, mi consolo e penso che non sono messa poi tanto peggio di loro. Sì, il mio sarà saltato fuori da una teiera, ma tutti questi qui mi chiedo: da dove sono saltati fuori?
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"Vostra Signoria, - disse Sancio "che cosa è successo? Niente più barba e baffi, capelli lunghi, ma un volto glabro e gentile... voi siete..."
"Una donna, Sancio, una donna. Gli incantatori e i maghi hanno smesso il sortilegio che mi faceva apparire al mondo con le fattezze di un uomo sui cinquanta anni: robusto, segaligno, di viso asciutto. Eppure, nel primo capitolo è scritto chiaramente che io mi chiamavo Chisciada e che presi il nome di Don Chisciotte dopo aver chiamato Ronzinante il mio cavallo. E io stessa, pur sapendo chi ero, non potevo agire altrimenti. Una donna, Sancio..."
"Ma avreste dovuto dirmelo, Vostra Signoria: se mia moglie sapesse che sono lo scudiero di una donna... Non permetterebbe di certo che io trascorra l'esistenza con voi, le notti insieme..."
"Non potevo fare diversamente, testa di rapa. Nel momento in cui cercavo di rivelare la mia identità, ecco che la mia bocca diceva altro, costretta dagli incantatori e dai maghi a rivelarmi come un uomo."
"Come Maria Strofa?" chiese Sancio.
"Come chi?"
"No, lasci stare Vostra Signoria. Devo avere subìto anch'io il sortilegio di un incantatore perché volevo dire una cosa e mi è uscita una domanda che non avevo nemmeno pensato. Io non so nemmeno chi sia questa Maria Strofa."
"Sarà la serva di un mago, caro amico Sancio: costei lo avrà pregato di accomunare il suo nome al mio in un delirio di megalomania: poiché io diventerò la creatura più immortale fra tutte quelle di cui sarà scritto e apparire accanto a me anche soltanto per errore... Ma chi può dire ciò che accadrà?
Non so quanto gli incantatori mi lasceranno queste mie fattezze. Sono convinta che riprenderò fra poco le sembianze di un uomo, che tu dimenticherai questo episodio e che la persona incaricata di scrivere le nostre gesta non ne farà mai menzione. Ma finché posso parlare, soltanto per il desiderio di dire la verità, senza alcuna aspettativa che essa trionfi...
Io sapevo che erano mulini, Sancio, ho sempre saputo ogni cosa: sapevo ma ero costretta ad agire perché la mia volontà era posseduta. Non c'è bisogno di essere donna Chisciada per sperimentare questo: in ogni storia d'amore è presente la duplicità di cui ti sto parlando. Già mettere al mondo un figlio pare a me l'impresa più donchisciottesca che ci sia: ma gli incantatori al servizio della Natura infiammano i corpi di tanto desiderio che la conoscenza biblica diventa cosa assai vagheggiata.
Se non fossimo vittime di incantamento, zimbelli dei maghi, Sancio, dimmi tu come si potrebbe prendere in mano quell'orrido pisello che ora si indurisce, ora si affloscia, quella biscia fetente che al culmine dell'eccitazione ci sputa in faccia o nella pancia gocce vischiose di latte salato. E, eziandio, lasciare che ci venga infilato dentro...
Non c'è donna che, con il tempo, non finisca con il vedere uno scarrafone nel figlio che ha dato alla luce e un gorilla idiota nell'uomo che le dorme accanto. Rutti, scoregge, tradimenti, mugugni, partite di calcio: trovamene una che non dica eppure lo amo, oh com'è dolce invecchiare insieme, certo, come no, dare la lingua in bocca e sentire la dentiera che traballa, dedicare tutta la vita a una persona per l'incantamento dell'abitudine.
E deve trattarsi davvero di incantamento, se consideri che ogni altro uomo appare desiderabile in un primo momento, come tutti, per poi rivelarsi il medesimo gorilla idiota. Oh, ben lo sapeva Madame Bovary..."
"Chi è Madame Bovary, Vostra Signoria?"
"Madame Bovary c'est moi, Sancio. Vedo nel futuro e so che ci sarà costei a dire di me ciò che non ho potuto dire io per colpa degli incantatori. Tutti gli uomini sono Charles Bovary, grossolani, hanno i peli lunghi nelle orecchie, sono disgustosi, dispotici, ma tutti gli altri non sono da meno... Siamo costrette a innamorarci, Sancio, ad amare e a convincerci che l'amore salverà il mondo. Ma l'amore è il fisico... e tutto il resto sono soltanto scherzetti idioti, dirà Leautaud. I maghi, la Natura, ci obbligano ad amare e finché amiamo difendiamo la nostra scelta con gli incantamenti della ragione..."
"Gli incantamenti della ragione?"
"Sì, Sancio, non c'è incantesimo più orribile di quello a cui si dà il nome di ragione. Una facoltà che non serve altro che a giustificare i nostri obblighi, a cospargere di un velo di zucchero la merda della nostra esistenza, a guarnire di libera meraviglia l'automatismo della vita, l'incantamento che ci obbliga a occuparsi di esistenze altrui. E poi... l'abitudine, l'abitudine... il più grande incantamento che ci sia. Ma questo credo che lo dirà Proust. In amore, nel cosiddetto amore, l'abitudine è il sortilegio più abbietto e feroce.
Che cosa vuoi che sia, Sancio, scambiare i mulini per giganti? I burattini per soldati moreschi? Un gregge di pecore per un esercito? Che cosa vuoi che sia? Mettere al mondo un essere umano e poi curarne un altro... nulla più di questo. Nulla più di questo... Come mi pesa l'elmo di Mambrino..."
"Vostra Signoria, mi pareva che voi foste una donna poco fa ma vedo che siete il Don Chisciotte che conoscevo."
"Che stupidate vai dicendo, Sancio? Andiamo... in cerca di nuove avventure..."
[L'immagine iniziale di Donna Chisciada è mia. L'ho elaborata io con un programma di ritocco grafico.]
"Come hai detto, scusa?"
"Gabryella: volevo dire che era tua ma per colpa di un incantatore, che mi ha fatto un sortilegio, ho scritto che era mia."

PROLOGO al diciottesimo caso dell'ispettore Gabriello: Il serial killer dei DJ
Domenica 10 giugno 2007
"Ispettore c’è uno qui al telefono che denuncia la scomparsa di una persona. E’ sparita una certa Maria Strofa" disse Triburzi coprendo con una mano il microfono del ricevitore.
"E chi è che ne denuncia la scomparsa?" domandò l’ispettore.
"La persona al telefono ha una voce maschile ma dice che lui... cioè lei... è una signora. Si chiama lefty333boy."
"Gli chieda quando è sparita questa Maria Strofa."
"La signora Maria Strofa quando è sparita?" domandò Triburzi . "Ispettore: dice la signora lefty333boy, qui, che Maria Strofa non è una signora ma un uomo coi baffi. E non si vede più dal 7 giugno."
"Triburzi, ricapitoliamo: una signora con voce maschile che si chiama lefty333boy denuncia la scomparsa di un uomo coi baffi che si chiama Maria Strofa? Ho capito bene?"
"Sì."
"Sembra uno scherzo cinese."
"Sembra uno scherzo cinese" ripeté Triburzi. "No, capo, la signora lefty333boy dice che lui, cioè lei è greco e quindi non può essere uno scherzo cinese."
"Gli chieda in che rapporti erano."
"Lei in che rapporti era con Maria Strofa?" domandò Triburzi. "Dice la signora lefty333boy che era un suo... cioè una sua... mi scusi... commentatrice. Pare che dovessero sposarsi. Maria Strofa era il suo sposo, cioè il suo nuovo sposo visto che lefty333boy ha già un marito... ma teme che qualche persona dell'ambiente dei blog abbia fatto sparire Maria Strofa."
"Qualche sospetto?"
"Lei di chi sospetta?" domandò Triburzi. "Lefty333boy dice che sospetta di triana, petarda, monicamarghetti... come ha detto? monicamarghetti tutto attaccato?... DianaLove... tutto attaccato anche DianaLove?... metallica de che? metallicafisica tutto attaccato?... Pralina, Biancaneve, Orsarossa, Senzaqualita e sgnapisvirgola..."
"L'orso Yogi e i sette nani niente?" domandò sarcasticamente Gabriello.
[Le cose erano a questo punto, quando a Cesenatico ci fu il primo di un'altra serie di delitti.]
Nel giro di cinque giorni furono uccisi otto DJ. L'assassino, dopo avere accoltellato le vittime, aveva scarabocchiato con una biro nera i loro volti.
"Ho capito qual è l'origine degli scarabocchi" disse Gabriello dopo l'ottavo omicidio, folgorato da una delle sue prodigiose intuizioni etimologiche. "A uccidere le vittime è stato un fan dei Rolling Stones che odia i Beatles."
"Me la spieghi, capo" disse Triburzi che non credeva alle proprie orecchie.
"Scarabocchio, Triburzi, deriva da un incrocio tra scarafaggio (dal francese escarbot) con l'italiano scarabeo. Lo scarabocchio, come in origine era chiamata la macchia d'inchiostro, ricorda la sagoma di uno scarafaggio. Ecco, guardi..." disse Gabriello mostrandogli un foglio su cui aveva fatto cadere una macchia d'inchiostro dalla stilografica.
"Scarabocchiando i volti dei DJ, il fan dei Rolling Stones ha voluto ricordare il suo odio per i Beatles che, come tutti sanno, significa scarafaggi. E uccidendo i DJ ha voluto lanciare un monito contro chi fa udire ancora la musica degli scarafaggi. Si vede che questi poveretti, ogni tanto, mettevano su dischi dei Beatles."
"Capo, ma scarafaggio in inglese è beetle e non beatle."
"Lo so Triburzi, ma anche se la parola è incrociata con il termine beat, il senso di scarafaggio rimane pur sempre. Bisogna arrestare tutti i fan dei Rolling Stones, Triburzi. Anzi: tutti quelli che preferiscono i Rolling Stones ai Beatles, asnche se non sono proprio fan, li arresti."
"I can't get no satisfaction" canticchiò Triburzi mentre usciva dalla stanza per impartire le disposizioni demenziali di Gabriello.
Un giorno dopo l'ultimo omicidio, il 14 giugno 2007, si costituì l'assassina.
"Mi chiamo Albachiara Cinquetti. Ho ucciso io gli otto DJ perché tutti loro mi promettevano un futuro da cubista; ma quei bastardi, dopo avere avuto i miei favori, chiamavano altre cubiste e non rispettavano le promesse. Così li ho accoltellati e ho scritto sui loro volti quei contratti che non mi hanno mai fatto."
"Lei è una fan dei Rolling Stones?" domandò Triburzi ad Albachiara Cinquetti.
"No, io vado matta solo per Tom Waits."
"E per quale motivo si è costituita, visto che non era fra gli indagati?"domandò Triburzi. "Nessuno sospettava di lei!"
"Due giorni fa ho letto Il giovane Holden di Salinger e in quel libro c'era scritto chiaramente che dovevo costituirmi."
"Lo stesso libro" disse Gabriello "che aveva addosso Mark David Chapman, l'assassino di John Lennon, quando fu arrestato. Anche lui, richiesto di motivare il suo gesto omicida, sostenne di essere stato influenzato a farlo dalla lettura del giovane Holden di Salinger che considerava la sua guida spirituale.
Avevo o non avevo ragione a collegare il caso con i Beatles? Inoltre, Triburzi, l'assassina è venuta da noi senza bisogno di rincorrerla. E' rotolata giù fino qui, da sola, come una pietra. Like a rolling stone. La mia intuizione sul rapporto tra Beatles e Rolling Stones si è rivelata giusta anche questa volta."
"Like a rolling stone è di Bob Dylan, capo" osservò Triburzi. "E a fare una cover di questo pezzo sono stati i Rolling Stones."
"Sì, ma John Lennon diceva che la strada l'ha sempre indicata Bob Dylan. Perciò tutto torna."
[Squillo di telefono]
- Capo è sempre la signora lefty333boy: dice che Maria Strofa è ricomparsa. -
- Yesterday? - domandò Gabriello.
- Yesterday - confermò Triburzi.
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L0STANGEL |