



C'è il giorno del NON compleanno, dice Alice, che è tutti i giorni meno uno. E poi c'è la non festa della donna: tutti i giorni meno uno anche quella (questo lo dico io mica Alice)
Così per la NON festa della donna, che ricorre anche oggi (e non c'è da regalare mimose), ho deciso di fare un omaggio a tutte le donne portatrici (più o meno sane) di blog con la proiezione del nuovo film Indovina chi viene (non a cena...) Indovina chi viene... e basta.
Il film, qui, è dedicato sì ma può essere visto, con interesse o disinteresse, diletto o sdiletto, anche da chi donna non è.
Maria Strofa al bagno.












Il testo di Uomini soli, qui, ha avuto una genesi molto tormentata.
I Pooh, volendo entrare nel giro della canzone d’autore, chiesero al grande poeta Piero Menardi (e chi non lo conosce?) di scrivere un testo per loro.
Piero Menardi, dopo molte insistenze si decise a comporre un brano che chiamò Don Chisciotti.
Dovendo presentarlo a Sanremo, i Pooh ebbero timore che non sarebbe stato compreso dal grande pubblico e apportarono numerose modifiche al testo di Piero Menardi.
Nonostante lo stravolgimento dei Pooh, si notano però ancora molte analogie tra i due brani (PM: perduti nella correlazione della selva/Pooh: perduti nel Corriere della Sera; PM: Diacronicità/Pooh: Dio delle città). Ecco il testo originale:
Don Chisciotti di Piero Menardi
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Uomini brevi e intonsi, senza rima
con endecasillabi spettinati
e magre gamme
perduti nella correlazione della selva
toraci epidittici e satirici
palinsesti flosci
con sparuti campi lessicali.
Diacronicità... e dell’intensità
se è vero che ci sei e hai versato più di noi
vediamo se si può imparare questa rima
e magari un po' cambiarla
prima che ci cambi lei.
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Uomini senza sillabe assonanti
con incipit stichici e timidi
che non hanno in terra alcun locativo
e che pagano la frase
la mise en abŶme!
per concludere i loro versi geminati
in orgasmi ermetici
merisma liquido che strofa e sgocciola
come pioggiacida nel prefisso
a pregare che il loro spirito
si preservi almeno qualche istante
prima che finisca nella spezzatura
immemore
ma diacronicità... e dell’intensità
magari tu ci sei e proclisi non ne hai
ma quaggiù non siamo in chiosa
e se un uomo perde il feedback
è soltanto un uomo scempio.

Ogni nazione, è questa la morale della favola, riscrive come può: in Francia, come racconta Borges, Pierre Menard riscrisse il Don Chisciotte; in Italia i Pooh hanno riscritto Don Chisciotti di Piero Menardi.
°°°
[In visione nella sala 2 del cineblog, qui, un nuovo film: Il racconto del riconto di Ridely Scott]
pag 123 E lo stesso si può raccogliere da molti altri filosofi, non solamente platonici, ma peripatetici; e particolarmente Alessandro Afrodiseo non vuole che l'immaginazione sia ne l'uomo imperatrice del consiglio, ma che sia riposto in lui il consultare. [Torquato Tasso - Lettere dal manicomio; le Nubi edizioni]
[Scelto da didolasplendida, al cui sito rimando per spiegazioni, scelgo Paolo Ferrucci, biancamara e gaja.]
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I sentimenti hanno parole logore
e io fatico a trovare segni condivisi
più eloquenti di un pudore muto.
I sentimenti non hanno parole nuove
ma tiamocomenessunohamaiamato
mi sembra un po’ diverso
scritto così tuttattaccato.

geipèg made by madeinfranca
Informiamo che è ancora disponibile la visione dei film per adulti:

mortalità
Augurando a quelli che vogliono sentirselo augurare un Buon Natale, e disaugurando gli altri, celebro anch'io il Santo Giorno non scrivendo un nuovo post.
Vi segnalo soltanto questo film di Ingmar Bergman di cui ho fatto qui un remèic e che può essere infilato tra un panettone e l'altro come un candito.
[Ritratto di Maria Strofa della pittrice Gabryella]
[locandina di decablog]
Platy è una ragazza appassionata di filosofia e in particolare di Platone.Tutti, perciò, la chiamano Platy Woman. Ecco un dialogo platonico di Platy in due tempi. Cliccando su alcuni termini è possibile averne una definizione più estesa.
PRIMO TEMPO

Ho un'idea...

Figurati se Platy non aveva un'idea...

Voglio vedere se c'è il noumeno, qui...

Adesso Platy gli spiega il mito della caverna, altro che noumeno!

Non ho idea di cosa sia questo noumeno, ma se cerca lì va bene.
FINE DEL PRIMO TEMPO



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SECONDO TEMPO

Platy, adesso basta con questa storia del noumeno!

Ah sì, Aristotele, chissenefrega del noumeno: sei un fenomeno!

Ho idea che Aristotele mi sposi, devo averlo infigato ben bene...



Platy Woman, il film di Natale visibile nei migliori blog!

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« Ho l'età del Big Bang » mi disse il vecchio.
« Sono tutte idiozie quelle che raccontano gli scienziati.
Il Big Bang è stato quando Dio si è sparato.
Io ero lì e L'ho visto.
Tu sei la seconda persona dopo Nietzsche
a cui ho detto che Dio è morto. »
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C’è stata una lotta tra angeli e cherubini
per prendere il comando.
La mia fazione (io ero un sottangelo) ha perso.
Non riuscivano a eliminarmi.
Mi hanno impiccato, trafitto con spade di fuoco
Satana mi è entrato dal culo e uscito dalla bocca: niente.
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Ero immortale. Dio è riuscito suicidarsi perché può tutto
ma un sottangelo non può morire.
« Togliti dalle palle » mi hanno detto i cherubini.
« Qui comandiamo noi. E se vai per il mondo
ricordati di farci sapere quando vorrai fermarti con l'età.
Scegli l’età che vuoi e noi te la blocchiamo per sempre. »
Arrivai sulla Terra in forma di quindicenne.
Decisi che avrei continuato fino a trentadue
e poi, nel pieno vigore fisico mi sarei fermato per sempre.
A trentadue anni mi innamorai.
Lei era sposata e io mi fissai di aspettarla.
Avevo letto L’amore ai tempi del Colera di Marquez.
L’amore vince sempre, mi son detto.
Ma vaffanculo te, l’amore, e Marquez!
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Il marito di lei non era immortale, no
ma ha resistito fino a settantanove.
Sono morti insieme, lui e lei, cadendo abbracciati dalle scale di casa.
Quando l'ho saputo avrei voluto suicidarmi dal nervoso
ma essendo immortale non potevo.
Non volli fermarmi a trentadue
e vederla invecchiare da sola
così sono andato avanti di età con lei.
Adesso ho ottantadue anni.
Mi sono fermato, sì
ma non mi tira più l’uccello.
Ho i reumatismi dappertutto.
Ho letto tutti i libri come Mallarmé e la carne è stanca.
Mi annoio da morire.
Io sono immortale » disse il vecchio.
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[Le foto sono di leo]

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[La mia antenata Maria Strofa]
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Le prostitute non baciano in bocca: così dicono, così si sente dire.
Elleno prostitute sogliono attribuire tale usanza all’intimità maggiore che avrebbe il bacio rispetto al coito.
Non la pensava così, tuttavia, una mia antenata di cui pubblico un documento eccezionale; ella si chiamava Maria Stanza, figlia del Duca Mario Ritornello, andata in isposa prima al Conte Lucangelo Verso e poi al Marchese Bonifacio Strofa di cui ha mantenuto il cognome, disceso per li rami e giunto fino a me.
Benché le croniche dell’epoca non ne facciano minzione, Maria Strofa fu la cortigiana preferita di Machiavelli che la conobbe tramite quel noto ruffiano di Salviati.
La poesia di Maria Strofa fu ritrovata nel 1986 insieme con la famosa lettera del Machiavelli ad Alamanno Salviati.
Per non isporcare la riputazione del Machiavelli, gran puttaniere, tale lettera fu distrutta. Una copia trascritta su foglio A4 fu recapitata per gentilezza alla mia famiglia in forma anonima da tale Henry Newbolt.
La lettera si concludeva con questa frase: Dovemmo distruggere l’originale per salvare la reputazione di Niccolò. Come dicono che dicesse Machiavelli: il fine giustifica i mezzi.
In questa poesia, smentendo le teorie odierne che vorrebbero nel bacio un fatto di maggiore intimità sentimentale rispetto alla penetrazione (anche ove si adisca vaso indebito) Maria Strofa spiega perché Ella ricusasse di baciare i suoi clienti. Sono motivi culturali e niente affatto romantico amorosi.
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Femminista avanti lettera, donna colta e snob, benché gran puttanone, la Strofa (Alamanno Salviati la chiamava Maria Scrofa) temeva che la troppa contiguità con il cliente potesse contagiare, per simpatia, la purezza delle sue virtù cerebrali diminuendone la forza e la sostanza. Ella non baciava, adunque, molto più per riguardo all'intelletto che al sentimento.
La poesia si intitola:
Conciossiacosaché abbiti lo mio corpore ma non la mia lengua.
Per ispiegar grande cattiveria
delli pigmei (uomini piccini)
diceva Rabelais, con aria seria:
che hanno merda e cuor troppo vicini
Benché puttana, io, mai non bacio in bocca
(se pur permitto ch’ovunque mi s’incocca...)
e dico ad alto e basso, a questo e a quello:
la bocca ho assai vicina allo cervello!
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♦♦
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La tua ava (qui, una versione censurata del ritratto) si depilava l’area sopra il labbro e poiché il contatto risultava, di fatto, molto scabro, non baciava. E credo che la meschina ricorresse al debaffamento per non far sgamare ch'era una falsa bionda ("il mezzo giustifica i fini") [senzaqualita]

Con ogni evidenza, chi teme che qualcuno gli porti sfiga non sa che la sfiga lo ha già visitato da un pezzo. [erostratos]
Questa frase me l'ha inviata erostratos in email parlandomi di Mario Praz (anglista Sommo) di cui tante persone, ancora, temendo che porti sfiga, non pronunciano il nome e lo chiamano soltanto il Professore. Io l'ho associata anche alla sublime MIA MARTINI... a cui la dedico.

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Avevo fatto leggere qualcosa
a un tale che poi mi aveva presentato un tale:
era uno di quelli che ti fa pubblicare
anche la lista della spesa.
Gli ho dato le poesie
che mi sembravano più buone.
Non sei mica Shakespeare
mi ha detto dopo averne lette due.
Aveva l'aria grave di un dottore
che sta guardando le lastre.
Intanto continuava a leggere.
Non sei mica Shakespeare ha detto facendo
segno che aveva finito.
Ho sorriso triste come per esprimere
che mi dispiaceva dare tanta delusione.
Non sei mica Shakespeare ha
ribadito il critico con uno sguardo
che diventava sempre più critico.
A un certo punto, mi ha fatto capire che
voleva leggermi anche nelle mutande.
Non sono mica Shakespeare gli ho detto
tenendo le mutande indosso.
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Se ne è andato ingrugnito sbattendo
le poesie sul tavolo.
Che cosa cercava nelle mie mutande?
Il sonetto 155?
Non sono mica Shakespeare.
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[L'opera di Catellan, in alto, mi è stata inviata da oyrad]









Ma très chère Cousine!
Ti cago sul naso e tutto attorno al mento. Adesso auguro una notte buona, smerdi il letto finché risuona; dorme contento chi tira il culo su fino al mento.
Nel frattempo mi stia bene, ah mi arde il culo come fuoco. Che vorrà mai dire? Che la merda vuole uscire? Sì, sì, merda io ti conosco, io ti vedo, io ti gusto. Smetto di scrivere. Se guardo fuori dalla finestra, l’odore scompare: finalmente la mamma mi dice: scommettiamo che ne hai mollato uno? No, non credo mamma. Faccio la prova, mi infilo il primo dito nel culo, poi annuso e – esce: provatum est!
Perdoni la mia brutta scrittura, ormai la penna è vecchia, da quasi 22 anni cago dallo steso buco, e non si è ancora consumato! – nonostante le vol
evitando però di inciampare
nelle pieghe del tappeto del salotto
appestato dall’incenso al bergamotto.
Circumnavigare il tavolo di cucina,
sotto la luce al neon un po’ freddina,
passare nello stretto della lavatrice,
con un passo leggiadro, da danzatrice.
Valicare le montagne dei panni sporchi,
che spuntano dal cestone soverchi,
chè tanto ci si penserà al ritorno,
a rifar le faccende
e la casa splendidesplendente.
Mi dirigo verso la mia meta,
la mia località segreta.
Chiudo la porta a chiave,
e mi siedo sul pavimento
in una mezz’ora di raccoglimento,
lontano dal water,
più accosto al lavandino,
è proprio questo il mio nascondino:
il bagno di casa,
signori miei, olè,
come Virginia stessa suggeriva,
ecco la stanza tutta per sé.
[biancanera]
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son fortune. io mi sono decisa troppo tardi e oggi ho scoperto che il salotto è tutto prenotato fino alla befana. [casalingaprecaria]
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